"
e poi venne la pioggia" è la storia di una maternità dolorosa.
brook schields si racconta ragazzina quando sognava una
bambina da cullare, da amare, da nutrire, come una parte di sè da riscoprire.
ormai donna, ecco la gravidanza, perfetta. poteva sentire tangibile il legame con questa creatura che portava dentro di sè e la gioia che le arrecava questo stato idilliaco preannunciava una maternità felice e serena.
ma dopo la
nascita della bambina nulla fu come si preannunciava: una profonda tristezza si impadronì di lei: non poteva
fare a meno di piangere, non riusciva a prendersi cura della bambina, non si sentiva una buona madre.
questo stato emotivo è molto comune nelle neo mamme e, non a caso viene chiamato "
Baby Blues", richiamando alla memoria i canti languidi e pieni di nostalgia per la perduta libertà che cantavano al cielo i neri schiavi.
anche il dolore di questa
mamma sembra un canto, un
canto di un''anima ferita dallo strappo che la realtà ha inferto alla narcisistica simbiosi con la sua piccola, perfezione rotta dal suo primo vagito.
e pensare che in alcune popolazioni dove tutta la famiglia assiste la neo mamma affinchè possa occuparsi soltanto del
bambino nelle prime settimane di vita, il baby blues non esiste. tutti si
occupano della nuova nascita, sia di quella del piccolo, sia quella della donna che nasce come madre; le sorella della mamma si occupano dei pasti, la madre della mamma pulisce la dimora, la suocera procura il cibo per tutti. e il papà partecipa con discrezione. in questo clima, la mamma è per il suo bimbo, lo allatta, lo culla, lo osserva, e questa conoscenza reciproca favorisce l''attaccamento del bambino e la costruzione di un legame.
nella cultura occidentale questo non avviene. l''occuparsi della nascita da parte della famiglia, qui, nella migliore delle ipotesi, consiste nel "tenere il bambino" per permettere alla mamma di fare un sonnellino, di andare dal parrucchiere, di andare a lavoro, di distrarsi...
e intanto, il messaggio che passa è: tu non sei in grado di fare la mamma, perciò ti aiutiamo noi. è un messaggio sotterraneo che, però è devastante e minaccia le naturali capacità materne.
il quadro peggiore è quello, invece, in cui la mamma si ritrova sola, schiacciata dal peso di un sentimento che non si può dire perchè la società ci vuole forti, aggressive, tuttofare, assolutamente infelici.
il baby blues si supera, sempre che si sia considerato una grande opportunità di contatto profondo con la propria anima.
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