“Lacrime sulla Sabbia” parla
dell’esperienza autobiografica di una donna e della sofferenza e del dolore di
numerose
donne deturpate nel corpo, la cui salute viene messa a repentaglio per
seguire un’antica tradizione il cui unico fine è soddisfare il piacere degli
uomini. Si tratta dell’
infibulazione, pratica a cui ancora oggi numerose
bambine vengono sottoposte in alcuni Paesi.La protagonista è Nura, nata
Mogadiscio nel 1974, poi trasferitasi in Kenia con la sua numerosa famiglie e
infine approdata da sola in Germania.Nella prima parte Nura ricorda
gli anni spensierati trascorsi in Somalia, nella grande casa insieme ai
numerosi fratelli, sorelle, parenti, cugini, le prime esperienze di studio
nella “madrassa”, la scuola coranica e, successivamente, nella scuola inglese, quando
ancora sperava di poter frequentare l’università.L’unico punto buio della sua
infanzia è il giorno in cui, insieme alle sue sorelle e ad alcune amiche, viene
sottoposta all’infibulazione. Nura ricorda l’eccitazione del giorno prima, dato
che le mamme, le nonne avevano preparato le bambine al grande evento,
inculcando loro l’idea che poi sarebbero state pure come tutte le altre ragazze
somale, sarebbero diventate donne e avrebbero potuto sposarsi.La bambina più grande ha otto
anni, la più piccola è Nura e ne ha quattro. Tutte aspettano trepidando,
sperando di essere le più coraggiose perché è questo che ci aspetta da loro.
Arriva la “halaleiso”, la donna che si occupa dell’operazione: per prima tocca
alla sorella maggiore Yurop, costretta a sedersi su una panca e tenuta ferma da
numerose donne, schiaffeggiata al primo grido di dolore e poi imbavagliata.
Stessa sorte tocca alle altre, Nura compresa. Il ricordo più brutto è la
sensazione del rasoio che taglia la pelle viva, poi quella di un ago sulla
pelle fresca, il ricordo del sangue di tutte le bambine ai piedi della cassa e
la ciotola con tutte le parti tagliate. Dopo “l’operazione”, le bambine vengono
fasciate dai fianchi in giù fino all’alluce e tenute in una stanza per otto giorni.
Per Nura sono stati questi i momenti più duri per il dolore e la sofferenza di
tutte. E’ stata praticata loro l’infibulazione faraonica, quella che prevede
l’escissione totale dei genitali, mentre la “sunna” consiste “solo”
nell’amputazione di una parte del clitoride. Pratica che può provocare
irritazioni e, a volte, anche la morte della bambina o ragazza che vi è
sottoposta. Inoltre la prima notte di nozze per la donna è un calvario perché
deve venire scucita e il marito deve compiere l’atto sessuale per dimostrare la
sua virilità, penetrando nella ferita aperta.Quando, anni dopo, Nura prega sua
madre di non fare lo stesso trattamento a sua sorella minore e le chiede quali siano le motivazioni che
spingono le madri a sottoporre le proprie figlie all’infibulazione, si sente
rispondere di non osare mia più rivolgerle una domanda simile e che questa
pratica evita l’immoralità nella società. Inoltre sua madre le fa presente con
orgoglio di aver avuto dieci figli e di essere stata scucita e poi ricucita in
occasione di ogni parto.Nel 1989 Nura, insieme a quasi
tutta la sua famiglia, è costretta a lasciare Mogadiscio a causa della guerra
civile che imperversa in Somalia e a trasferirsi in Kenia. In questa città la
violenza è quotidiana e sia la madre, sia il padre di Nura vengono aggrediti e
picchiati. Dopo questi episodi, il padre di Nura decide che i suoi figli devono
tentare un destino migliore in America. La prima a partire è Nura che, dopo due
tentativi andati a vuoto, prende un volo con destinazione Washington, con scalo
a Francoforte. In questa città s’infrangono i sogni di Nura e della sua
famiglia. L’impiegato si accorge che il passaporto è falso e Nura finisce nel
centro di accoglienza temporanea dell’aeroporto di Francoforte, insieme persone
di ogni colore della pelle.Qui inizia la terza e ultima
parte del libro. Dopo un lungo peregrinare tra varie città tedesche, Nura
approda a Dusseldorf dove vive in un container a ridosso del terrapieno della
ferrovia, insieme a topi e scarafaggi. Qui Nura scopre meravigliata che la maggior
parte delle donne non sono infibulate, anche se africane, anche se mussulmane.
Si diffonde la notizia della sua situazione e Nura sente su di sé gli sguardi
compassionevoli delle altre donne, soprattutto delle slave. Nonostante tutto,
si rimbocca le maniche, riesce a trovare diversi lavori, a diplomarsi e ad
inviare del denaro a casa. Ma la cosa che le pesa di più è la solitudine, inoltre
terribili incubi affollano le poche ore di sonno che si concede. Alla fine
decide di traslocare nella primavera del 1996 in un alloggio
popolare tedesco. Ha tre lavori diversi, ma poi alla fine deve mollarne due
perché il suo fisico non ce la fa più, pesa solo 48 chili. Malata di nostalgia,
Nura torna in Africa e viene festeggiata da tutta la sua famiglia.Tornata in Germania, le sue
condizioni di salute peggiorano, ha grandi dolori all’addome, ogni mese il
ciclo è una sofferenza perché il sangue non defluisce normalmente. Dopo mille
tentennamenti, decide di farsi operare per ricostruire la situazione prima
dell’infibulazione. Dopo tante sofferenze, Nura si sente una donna normale come
tutte le altre e inizia a pensare alla possibilità di una relazione con un uomo.Al termine del libro Nura dice di
aver scritto il libro per lottare contro la carneficina che in Somalia, come in
altri Paesi, viene compiuta sulle bambine, per condividere la sua esperienza
con le donne che hanno subito lo stesso orrore, per dire loro di non
vergognarsene e perché se ne può e deve parlare.Per quanto riguarda lo stile
narrativo, la parte narrativa è più coinvolgente nella seconda parte del libro
rispetto alla prima.
Titolo: Lacrime sulla Sabbia,
titolo originale: Tranne im SandAutore: Nura AbdiTraduzione: Claudia Casentinopp. 266, I edizione italiana
marzo 2006,;Casa editrice: Il punto
d’Incontro, Vicenza;Prezzo: 14,90