Io considero questo
romanzo milleriano la mia "Bibbia laica". L''ho scoperto molto prima delle altre due opere che costituiscono la sua "Crocifissione in rosa", ovvero
Sexus (il primo volume) e
Nexus (il terzo). Avevo 17 anni allora, e questa scoperta segnò la mia esistenza in maniera decisiva, nel senso che mi fece comprendere di non essere il solo a considerare assurdo questo nostro mondo ("universo cosmococcico" o "cosmodemoniaco", lo definisce Miller).
Come quasi tutti i libri dello
scrittore di Brooklyn, anche
Plexus è composto da episodi senza una vera e propria trama che li leghi. Ma, se i suoi
Tropici e l''ancora più straordinario
Primavera nera sono pregni di visioni infernali - pur se a volte esilaranti nella loro essenza grottesca -, questo "zibaldone" di memorie (sono oltre 600 pagg.) è caratterizzato da una levità di tono che rivela come l''uomo e l''artista abbiano finalmente trovato un equilibrio appagante, riuscendo infine a convivere dentro la stessa scorza.
Plexus è un''ode alla bellezza di "Mona", la donna più importante della sua vita, ed è il documento più convincente dei fallimenti iniziali di Henry "Val"
miller come artista; il tutto narrato con umiltà e alternando quadretti
altamente umoristici (la scena della fiaba dei tre orsacchiotti raccontata ai due scontenti pargoli di un suo amico, o quella di una sua giovanile vacanza in un villaggio rurale presso i genitori bigotti di un altro amico) a scene altamente commoventi che potrebbero benissimo
trovare posto in un film di Frank Capra (il suo essere deriso da una tavolata di ricchi sibariti, o il suo ruolo di padre indegno che si nasconde nei pressi della scuola della figlia e, quando la vede apparire, invece di andarle incontro fugge in lacrime).
Attraverso quanti dolori deve passare l''aspirante scrittore prima di trovare la sua propria "voce"? Henry Miller ce lo rivela in
Plexus. Questo eccezionale scrittore, che pone la vita (quella vera, quella vissuta) più in alto della letteratura, pecca un po'' anche in questo libro quando inserisce pagine da
pamphlet; ma si nota già il tono pacato, meno radicale, che caratterizzerà del resto tutta la sua ultima produzione. Henry Miller, l''americano fallito (non però
fallito come uomo
tout court!), ci mostra qui la via di come poterci liberare dalle catene dei dogmi e delle dottrine, spostandoci a un livello superiore della vita, dove tutto è più estatico e sopportabile. Anche il dolore.
Altre recensioni su Plexus