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Il mito di Sisifo

di : Qatsi     

Autore : Albert Camus
La tenace posizione dell’uomo di fronte all’assurdità della realtà.
L’uomo alla continua ricerca di un equilibrio,
qui viene sventrato nel ragionamento, è sviscerato dalla sua carne bisognosa di oggetti e diventa puro pensiero.
Egli s’innalza a dio di se stesso e viene abbattuto dai propri limiti, la finitezza della sua esistenza, la ricerca della felicità divengono intuizioni da trasformare, generazione dopo generazione al fine di percorrere una strada attualmente illimitata nella ricerca della verità.
Tuttavia la verità non è univoca ed è proprio per quello che in questa ricchezza di diversità l’uomo, l’eroe, l’artista conosce il mondo che lo circonda.
E’ l’incessante analisi che l’uomo pone davanti a se stesso e alla natura, ricerca febbrile (per usare un termine futurista) unico scopo della vita di quell’uomo che tralascia l’avere per illudersi di possedere la propria coscienza, ben consapevole di questa menzogna.
Si aggrappa alla vita per sfruttare ogni attimo e rendersi immortale grazie alla speranza di lasciare le proprie idee all’integrazione dei posteri.
La fiducia che l’uomo ripone nel tempo e in una sorta di coscienza collettiva che, grazie al lavoro di artisti e filosofi, cerca vanamente di completarsi e ci impegna moralmente tutti i giorni.
Si affatica ma non lascia mai questa strada poiché è dentro, anche se spesso accantonata da impegni sociali, e resta sempre lì, tutta la vita.
È questa ricerca quella stessa della felicità? Quella che nell’attesa porta la sofferenza e ci invita a una certa “auto-mistica” perpetuazione dell’istante in cui noi ci accorgiamo della vita che fluisce.
Bisogna sfruttare il tempo che abbiamo per produrre ideologie, arte, discussioni.
L’astratto non ci circonda, bisogna cercarlo nella realtà, partire da questa e accrescere il patrimonio umanitario rappresentato da ciò che la società moderna ci impedisce: essere e accettarsi e conoscere.
Pubblicato il: agosto 23, 2005

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