Premio Strega del 1963, “Lessico famigliare” è romanzo del
ricordo e racconto autobiografico. Ricostruisce,
attraverso la voce narrante dell’autrice, ultima di cinque figli, le
vicende della
famiglia ebrea Levi nella Torino tra gli anni Trenta ed i Cinquanta. La rievocazione delle vicende dei propri cari si accompagna alla riproduzione fedele del linguaggio, che è quanto di più intimo nella vita di una famiglia. Così la figura del padre Giuseppe è ricordata attraverso le sue urla e le sue risa, i
fratelli attraverso i loro litigi, la sorella Paola attraverso i primi amori. Il linguaggio
diventa lo strumento conoscitivo per ripercorrere esperienze comuni in una giostra che tiene insieme periodi storici differenti, attraverso un continuo gioco di richiami. "Noi siamo cinque fratelli. Abitiamo in città diverse, alcuni di noi stanno all'estero: e non ci scriviamo spesso. Quando ci incontriamo, possiamo essere indifferenti o distratti, ma basta una parola, una frase: una di quelle frasi antiche, sentite e ripetute infinite volte nella nostra infanzia”. La
parola è ricordo ed è quanto basta per mantenere vivi gli affetti al di là del tempo, del dolore e della lontananza: questo il messaggio di un’opera che è molto più di un’autobiografia e diventa paradigma universale. Sullo sfondo avanza la storia con l’ascesa di Mussolini, le leggi razziali, la lotta antifascista: momenti che per la famiglia Levi hanno significato prigionia, confino, morte, come nel caso del primo marito della scrittrice, recluso e poi ucciso. Tra le figure che hanno fatto parte della vita della famiglia Levi spiccano tanti intellettuali e politici ricordati con naturalezza, tra cui Filippo Turati, Cesare Pavese ed Eugenio Montale.
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