Chi è Isabel Archer? Un’eroina, un’antieroina o semplicemente una
donna come tante alla ricerca della propria libertà? Henry James, uno dei più importanti romanzieri americani tra ‘800 e ‘900, ne fa la pietra miliare del suo meraviglioso romanzo “Ritratto di signora”, pubblicato nel 1881. Isabel, figura indimenticabile di donna, stupendamente “ritratta” dalle parole di
James è di origini americane e si lancia in una corsa senza tempo alla scoperta dell’Europa e quindi della propria libertà. Isabel vivrà l’Europa come un conflitto, ma anche come apertura verso nuovi orizzonti. E gli incontri e le esperienze che Isabel vivrà in Europa le mostreranno il vecchio mondo come pieno di cultura, intrigrante, affascinante, ma anche terribilmente corrotto. Tramite una zia che vive in Inghilterra, Isabel giunge alla residenza signorile della famiglia Touchett e inaspettatamente eredita dallo zio una cospicua parte del patrimonio familiare. Ma ciò che comincia come una fiabesca salita conduce alla fine nel dilemma di un matrimonio che preclude alla giovane ereditiera ogni possibilità di un proprio agognato sviluppo. In ogni decisione Isabel viene accompagnata e osservata dal cugino Ralph, che la ama segretamente, cosciente però di nutrire un sentimento che non si consumerà mai. Desiderosa di sentirsi
libera e di conoscere il mondo, Isabel rifiuterà due allettanti proposte di matrimonio, per poi legarsi, firmando così il suo destino di solitudine e di infelicità, proprio in Europa, a Gilbert Osmond,
uomo raffinato ma attratto dalla donna solo per amore del denaro e del potere.“Ritratto di signora” non è dunque soltanto il semplice incontro-scontro tra l’ingenuità americana e la furbizia europea, ma la
storia di un individuo dotato di sensibilità e acutezza che purtroppo scambia l’eleganza esteriore per delicatezza e finezza dell’animo. Prigioniera del proprio desiderio di libertà, Isabel, come spesso accade ad una donna, giungerà al termine del suo tortuoso, ma pur sempre emozionante cammino, con la consapevolezza di aver sbagliato qualcosa e ancor peggio di essere stata usata “dagli ingranaggi del convenzionale” di cui parla il suo autore. La vicenda umana di Isabel, toccante, coinvolgente, perfettamente risolta nella finezza delle introspezioni psicologiche jamesiane, non è semplicemente la storia di una disillusione femminile, il passaggio da uno stato di creduta libertà al triste e terribile riconoscere di non essere stata più che “un arnese appeso impiegato e maneggiato, inanimato e utile quanto una pura sagoma di legno e di ferro”. La storia di Isabel è molto di più, è la storia di un percorso umano, che ha come protagonista una “lady” e quindi un individuo maggiormente esposto alla soggezione e alla dipendenza. Ma perché Isabel, descrittaci da James come una donna indipendente, libera nei propri sentimenti, dotata di spiccata intelligenza, nonché ricca e affascinante, non riesce a vivere in pienezza il grande valore della libertà e a realizzare le proprie esigenze e le più genuine aspirazioni? Forse nell’aver creduto o nell’essersi illusa di essere un individuo libero e autonomo e quindi assolutamente responsabile delle proprie azioni e dei propri bisogni. Ma la libertà… cos’è veramente? Non è soltanto un ideale che inseguiamo con ostinazione e che ci scivola via continuamente? No, la libertà non è un valore assoluto, va vissuto insieme ad altri valori. Non è forse questo lo sbaglio, se così lo possiamo definire, che Isabel ha fatto? Voler a tutti i costi inseguire la sua libertà, compiere la pienezza del suo “io”? Ed è proprio Ralph, l’uomo che la ama profondamente, a renderla schiava della sua idea di libertà: “Se ha una rendita agiata non sarà mai costretta a sposarsi per farsi mantenere. <…> Desidera essere libera e il tuo lascito la renderà libera”. Con queste parole rivolte allo zio, Ralph segna il destino di Isabel lasciandola libera, ma al contempo consegnandole le chiavi della sua infelicità. “Definisco ricchi coloro che sono in grado di soddisfare le esigenze della loro immaginazione. Isabel ha una grande immaginazione”, senza sapere che proprio quell’immaginazione fervida in Isabel la spingerà tra le braccia di un uomo che “non ha carriera, né nome, né posizione, né fortuna, né passato, né futuro, né niente” e per il quale Isabel sarà solo “una giovane donna che s’era meritata di figurare nella sua collezione di oggetti squisiti”. Isabel sposerà quest’uomo, abbagliata dalla sua stessa immaginazione, accecata dalla sua stessa idea di libertà. Solo col tempo Isabel capirà l’inganno, farà la dolorosa conoscenza delle persone che l’hanno usata. James ci fa capire che Isabel continuerá per la sua strada, anche nel finale del romanzo che la vede tornare dal marito. E allora la storia di Isabel non è soltanto la storia di un’agognata e non raggiunta libertá, ma soprattutto il cammino verso la maturitá e quindi verso una nuova vita e una nuova consapevolezza.
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