Libro "scandaloso" contro il quale si scagliò quella società del Secondo Impero avviata alla
guerra che Zola ritrae impietosamente, il
romanzo inizia con l'evocazione del fantasma di Bismarck e si chiude col triplice grido «A Berlino!» che sale dal boulevard sotto il Grand Hotel dove è morta Nanà, orrendamente sfigurata dal vaiolo. Pubblicato a puntate sul settimanale «Le Voltaire» tra il 1879 e il 1880, e poi edito
subito in volume, Nanà rimane forse il romanzo più noto di Zola: la "biografia" di un personaggio che subito rappresentò, per innumerevoli lettori, il mito del sesso inestricabilmente legato alla distruzione e alla morte. Il libro, che contiene pagine tra le più alte e riuscite del grande narratore francese, dimostra la capacità di Zola di eccellere nella creazione di gruppi umani e sociali, con uno sguardo acutissimo e moderno. Trama: protagonista è Nanà Coupeau, fuggita una sera d'inverno dalla miseria della famiglia. Diventa attrice e cortigiana, si diverte a umiliare e rovinare i suoi spasimanti, primo tra tutti il conte Muffat che la mantiene principescamente. Gelida, Nanà è incapace di voler bene. L'unico cui vuole
bene è il suo bambino, il piccolo Louis. Per il resto è insaziabilmente avida di lusso e di piaceri. Finisce per essere abbandonata da Muffat, si rovina finanziariamente. Muore poco dopo di vaiolo, mentre le strade echeggiano di grida all'annuncio della dichiarazione di guerra alla Prussia.
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