"L'innocente" è la confessione di un delitto, esposta in prima persona dal protagonista. L'ex
diplomatico Tullio Hermil tradisce cinicamente la moglie Giuliana relegandola al ruolo di sorella e consolatrice. Solo dopo aver interrotto una burrascosa
relazione con la possessiva Teresa Raffo, è assalito da un'ansia sconosciuta di pace e di dolcezza coniugale. Ma si insinua in lui il sospetto che Giuliana lo tradisca con uno
scrittore alla moda, Filippo Arborio. E' l'antefatto. Seguono 51 brevi capitoli in cui la vicenda, piuttosto scarna, viene sostenuta da indugi psicologici, torbidi fantasticamenti, descrizioni di «atmosfere». Soffocato il dubbio che lo angoscia, Tullio va a vivere in campagna, nella
casa materna. Un giorno, a Villalisa, la dimora in cui ha trascorso felicemente i primi anni di matrimonio, ritrova pieno e inebriante l'amore della moglie. Poco dopo la rivelazione: Giuliana in un momento di debolezza l'ha realmente tradito e attende ora un figlio concepito con Filippo Arborio. Sentimenti contrastanti nell'animo di Tullio: consapevole di essere lui il vero responsabile del tradimento non può perdonare colei che infinite volte lo perdonò. Prova anzi per Giuliana una passione nuova, morbosa, mista di rabbia e di pietà. Vorrebbe sfidare Arborio a duello, ma lo scrittore è stato colpito da paralisi per cui questo sfogo è impossibile. Nella sua mente sconvolta matura l'idea del delitto. Sopprimere il nascituro, unico ostacolo alla sua felicità. Anche Giuliana, più che mai innamorata del marito, sfinita da una gravidanza dolorosa, accetta tacitamente l'atroce soluzione. Il bimbo nasce, odiato da Giuliana e da Tullio, ma protetto dalle cure dell'ignara nonna e del padrino Giovanni di Scordio, un contadino fedelissimo di casa Hermil. Una sera, mentre tutti i familiari si sono recati alla novena di natale, Tullio sacrifica l'«innocente» esponendolo al gelo invernale.
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