La vicenda si immagina narrata dal
protagonista quando è ormai più che ottuagenario. Carlo Altoviti, allevato dallo zio, il conte di Fratta, si innamora adolescente della cugina, la Pisana. A Padova dove va a studiare, è infiammato da ardori patriottici e liberali. La Pisana, che ha sposato un vecchio nobile e ricchissimo, un po' perché malconsigliata e un po' per fare dispetto a Carlo, lo raggiunge. Bizzarra, volubile, appassionata, gli resta accanto a Napoli dove il giovane partecipa ai
moti della
Repubblica Partenopea; poi a Genova assediata, e a Bologna. Qui lo abbandona, ma torna da lui a Venezia, quando lui si ammala: lo cura con abnegazione. Caduto Napoleone, Carlo partecipa ai moti liberali ma viene arrestato. E' condannato ai lavori forzati, e nel carcere perde la vista. Commutata la pena nell'esilio, si reca a Londra accompagnato dalla Pisana, che arriva a mendicare per aiutarlo. A Londra Carlo incontra un amico, valentissimo medico, che gli ridona la vista: ma la Pisana, ormai gravemente ammalata, muore.Nella cornice del
romanzo storico contemporaneo con il suo inevitabile apparato scenografico, Nievo rivive in una trasposizione quasi fiabesca il proprio mondo infantile, alla luce di una raggiunta maturità e di una eticità di stampo foscoliano- mazziniana. Il proposito è quello di raffigurare, attraverso la maturazione e le vicende del protagonista, il processo di formazione dell'unità nazionalista italica, dal tramonto della repubblica di Venezia del 1856. La figura del protagonista occupa così il centro di un quadro di ampie dimensioni. Accanto a lui la cugina Pisana, ritratto femminile modernissimo per complessità e spregiudicatezza. Nonostante squilibri e diseguaglianze all'interno del racconto, il romanzo presenta una straordinaria vitalità e freschezza, rispetto ai contemporanei prodotti narrativi italici. La scrittura è scorrevole, intercalata da sussulti oratori e da inaspettate alternanze di registri stilistici. Si tratta del migliore prodotto narrativo tra Manzoni e Verga.
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