Estratto: "Los Angeles è una fogna di Sodoma, benché sia stata una
volta un boschetto del Libano. «Una grande città è una grande solitudine» dice Aristotele. Quando ci arrivai nel 1919 ero vestito di miseria tarlata e non avevo un posto dove posare la testa...Una volta, a mezzanotte, entrai in una stanza da
letto e ascoltai i rumori di una massa pesante e suina ammucchiata sopra un materasso. In un paio di pantaloni rancidi e sporchi di birra c’erano quattro biglietti appallottolati, da un dollaro, e li presi. Per alcuni giorni mi riempii la pancia con bistecche da quindici centesimi; la sera mi acquistavo un lettino per mezzo dollaro. Quando i soldi finirono per prima colazione bevevo il mattino, a mezzogiorno pranzavo con un leggero zeffiro di speranza e al tramonto leccavo l’odore di un brodo della settimana prima sulla manica della giacca."
Poichè ero carne Edward DahlbergBiblioteca Adelphi 196 pagine Edward Dahlberg (1900-1977), è un eccentrico della letteratura, e ripercorre in questo
romanzo la sua
vita in America, dalla giovinezza timida e riservata all’adolescenza inquieta passata fra avventure picaresche e letture di classici. Racconta della
madre barbiere, dell’oscenità degli
uomini che le correvano appresso, il pazzo vaneggiare delle donne e del sesso che furoreggia tra le loro gambe, del vagabondare alla ricerca del nulla, come un moderno misero Ulisse spinto dai mille venti della vita. La madre è la figura centrale di tutto il romanzo, intorno a cui ruotano tutte le sfortune, nelle vesti di uomini millantatori, amanti malandrini e il cupo desiderio di un matrimonio che sembra non arrivare mai. Si troverà ormai vecchia, sola e abbandonata alla propria sorte, in una piccola casa, rifiutata anche da un uomo ricchissimo, ma tanto avaro da vestire come un barbone. La scrittura è veloce, emotiva e appassionata. Tra i migliori libri che abbia
mai letto. Si collega, in un certo qual modo, sia per le tematiche e le ambientazioni al mondo underground della Beat Generation.
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