Ne "La tragica storia del Dottor Faustus" del 1590 il protagonista vuole conquistare una conoscenza infinita. Nel celebre monologo che
apre l'opera drammatica, infatti, Faustus, studioso avido e scontento, rifiuta la teologia e l'accademismo della famosa università tedesca di Wittemberg,dove insegnò Lutero, e s'avventura nei sentieri pericolosi della nuova scienza. E siccome la ricerca autonoma e libera della verità era stata da sempre in contraddizione con la dogmatismo cristiano, che invece reclama obbedienza, Faustus assume le sembianze di un negromante, perché gli scienziati ed i filosofi nell'epoca dei conflitti religiosi erano visti come stregoni. Dopo aver stipulato un patto col
diavolo ed avergli venduto l'anima in cambio della conoscenza dei cieli e della terra, Faustus prova un momento di felice liberazione che assomiglia ad un desiderio sconfinato d'onnipotenza. In realtà, Faustus non ottiene il potere e l'onore che chiede e riesce tutt'al più a beffare la corte romana e a stupire un principe tedesco con alcuni trucchi da prestigiatore. Prima di morire, tuttavia, s'immerge nelle braccia della mitica Elena di Troia, in uno dei momenti più appassionati e poetici del dramma. L'abbraccio è insieme sacrilego (Elena viene evocata dal diavolo ed è quindi un diavolo) e mistico. Elena, infatti, rappresenta la Sapienza con cui il
filosofo si congiunge tradizionalmente in un
abbraccio erotico. Nel monologo finale, Faustus affronta la
morte e la dannazione che spetta al filosofo miscredente, trascinato all'inferno dai demoni. Ciò che si apre di fronte alle ultime struggenti speculazioni di Faustus sulla morte non è altro dunque che l'Inferno cristiano sbeffeggiato durante la sua solitaria avventura conoscitiva.
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