LA MASSERIA DELLE ALLODOLE
di Antonia Arslan
E’ (forse, noi lo speriamo) il primo capitolo della saga, tragica e commovente, degli Arslanyan, famiglia originaria di una piccola città dell’Armenia, protagonista, insieme a migliaia di armeni, del genocidio perpetrato dai turchi nel 1915.
L’autrice, nata in Italia, raccoglie le testimonianze dei pochi sopravvissuti, tra cui suo nonno che, al tempo di questa immane tragedia, faceva il chirurgo a Venezia, e ricostruisce, con accenti di commossa partecipazione, con uno stile rievocativo e orientaleggiante (mai lette parole tanto delicate, struggenti e cariche di lirismo per descrivere una
tragedia così insensata, feroce e selvaggia) la terribile esperienza dei deportati, che attraversano il deserto anatolico, diretti ad Aleppo, in Siria, verso un
destino di morte.
Conosciamo la scioà, l’olocausto subito dagli
ebrei durante l’ultima guerra, ma ben poco si sa della diaspora e dello sterminio degli armeni, alla fine del XIX secolo e durante la prima
guerra mondiale, perché i turchi hanno sempre tentato, in tutti i modi, di negare che siano veramente avvenuti.
Vorremmo che questo libro, che narra d’indicibili orrori, di sofferenze inferte da
uomini ad altri uomini, la cui unica colpa fu quella d’essere, oltreché cristiani, un popolo “imbelle e sognatore”, più civile e raffinato di quello che lo ha perseguitato, fosse annoverato tra i testi di storia, con tutte le vicende in esso narrate, sia “vere che verosimili”, alla stessa stregua delle innumerevoli testimonianze dell’olocausto degli ebrei. In modo da non dimenticare!
Il nonno di Antonia aveva tolto dal cognome il suffisso “yan”,
forse convinto che in quella desinenza permanesse un destino infausto: noi continueremo a pronunciarlo per intero.
Speriamo inoltre che la penna di questa sensibile armena torni a intenerire e a commuovere fino alle lacrime lettori cinici e smaliziati quali, forse a torto, ci riteniamo.
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