L’incubo di Hill House, scritto nel 1959 da Shirley Jackson, è un capolavoro della letteratura horror. Chi ha intenzione di leggerlo non si aspetti splatter e scene trucidi, poiché i brividi che la Jackson ci fa provare lungo il collo, sono di altra natura, più sottili e inquietanti. Il
romanzo parla di una
casa stregata, e dell’esperimento di un professore intenzionato a studiare con rigore scientifico gli eventi sovrannaturali; per far questo passerà del tempo nella casa, conosciuta come Hill House, insieme a un gruppo di collaboratori. Fra questi troviamo Eleanor, una donna che poco conosce del mondo, che coglie questa occasione per sfuggire al grigiore della sua vita inutile e monotona. Entriamo nei suoi pensieri e viviamo la casa attraverso il suo punto di vista. Hill House è descritta in
modo stupefacente, è oscura, cattiva, inganna e spaventa. Le porte si chiudono da sole, le poltrone che alla
vista sembrano comode si rivelano poi scivolose, la notte si sentono colpi alle porte, tutto lì è malsano e per nulla armonioso.
Ma la grandezza del romanzo sta nel modo in cui quasi senza rendercene conto entriamo via via nei pensieri di Eleanor, dapprima riusciamo a distinguere gli eventi con logica, e più andiamo avanti più veniamo presi da una leggera follia, e paranoie, come se la casa ci stesse realmente chiamando, con il suo fascino oscuro. Ci sentiamo confusi, gli altri personaggi ci appaiono diversi da come ci sembravano, l’atmosfera è molto tesa e inquietante. Fino ad arrivare al finale che non voglio svelare, ma che è perfetto, l’unica conclusione posibile.
I più grandi narratori di
horror dei nostri tempi considerano questo libro fonte di ispirazione, e chi ama l’horror psicologico non potrà non amare questo romanzo. Purtroppo è l’unico disponibile in Italia della produzione della Jackson.
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