Non credo sia corretto parlare dei tre
moschettieri senza, doverosamente, ricordare che il suddetto romanzo fa parte di una trilogia che comprende, nell'ordine, "ventanni dopo" e "il visconte di Bragelonne". Chi legge, o ha già letto, i tre moschettieri non può fare a meno di prendere tra le mani gli altri due libri successivi, perché non avrebbe senso interrompere a metà il gratificante piacere che da questa lettura deriva. Sono quattro i tre moschettieri, ed è scaltro l'autore a trarci in inganno col titolo. Siamo in presenza di una cornice storica intagliata con la stessa maestria e la precisione del più abile degli artigiani. Viaggiamo nella Francia del diciassettesimo secolo in compagnia di una guida amabile e convincente che con semplicità ci introduce all'interno della vita di palazzo, ci mostra gli intrighi di corte, le ambizioni, gli inganni, i tradimenti. Ci fa attivamente partecipare alle battaglie, ci tiene in
sospeso intessendo misteri da dipanare. Ci apre le porte alla conoscenza dell'animo umano che viene sondato in profondità in maniera sapiente. C'è tra queste
pagine una varietà
enorme di caratteri umani le cui storie si intrecciano in una serie di vicende avventurose, divertenti e tragiche. Tocchiamo con mano i sentimenti dell'amicizia, dell'odio, dell'amore. Ci riconosciamo nell'attitudine di uno, nel gesto di un altro. L'enorme mole di pagine -che a prima vista può forse spaventare- non pesa e, anzi, a storia conclusa ci si rammarica che sia finita; perché il nobile Athos, il goliardico Porthos, l'astuto Aramis e l'intrepido d'Artagnan finiscono per diventare nostri amici,
amici che ci mancheranno ma che non dimenticheremo, li porteremo con noi insieme al loro motto in punta di spada, perché sono stati capaci di tenerci col fiato sospeso, ci hanno divertito e commosso.
Altre recensioni su I tre moschettieri