Un “antico marinaio” è fermo, insieme con il suo
equipaggio, in una terra completamente ghiacciata e la salvezza giunge per
opera di un albatro; ciò nonostante, il
marinaio, senza alcun motivo apparente, uccide l’albatro con la sua balestra. A questo punto, sembra non succedere alcunché e l’
equipaggio approva il crimine del suo capitano; ed ecco che, finalmente, la Natura si ribella e tutti quanti patiscono la sete e l’arsura del sole, finché tutti quanti, uno per uno, cadono e il marinaio resta da solo. Disperato, tenta di pregare, ma non ci riesce finché, inaspettatamente, benedice dei serpenti marini che nuotano nell’acqua. Il marinaio ha capito: ha ucciso l’albatro, una creatura meravigliosa e, ora, è costretto ad amare creature così orribili come i serpenti marini, perché bisogna sapere amare tutti quanti allo stesso modo. L’opera di Coleridge, ciò nonostante, è una forte critica alla cristianità, che vuole farci capire che pregare continuamente, ripetendo parole in cui non si credono realmente, è inutile: si è molto più cristiani soltanto se si è capaci di amare il prossimo.