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L'immortalità, di Milan Kundera

di : marzio19yahooit     

Autore : Milan Kundera
"Così come Eva proviene da una costola di Adamo, come Venere è nata dalla spuma del mare, Agnes è sorta dal gesto della signora
sessantenne, che in piscina salutava con la mano il suo maestro di nuoto e i cui tratti stanno già svanendo nella mia memoria". Così, la magia dell'immaginazione offre all'autore un personaggio, la cui storia cresce e comprende altri personaggi, tratti anche loro dalla contingenza di incontri, gesti, voci, situazioni, immagini. La storia di Agnes è la storia di una donna forte, che vive una storia d'amore realizzato con Paul, un parigino e uomo di successo. Fatti diversi intercorrono, nella banalità delle esistenze private e dell'esistenza a due, che turbano le certezze e agitano i pensieri. In realtà, questi personaggi sono marionette di un canovaccio complesso, che serve a Kundera per indagare i residui di durata eterna che sedimentano da qualche parte, in fondo al cuore o nella memoria di un tempo di soddisfazione. Altre figure entrano a far parte della storia: troviamo Laura, la sorella più giovane, fragile e bisognosa di certezze, che si appoggia ad Agnes per avere un sostegno che - a un certo punto - finirà per schiacciare la stessa Agnes. Laura è legata al giovane e rampante Bernard, che finirà in crisi per via di uno scherzo del quale non è nemmeno l'obiettivo designato.
Le figure scorrono fluide: la penna di Kundera dipinge i loro gesti, le loro emozioni e i loro pensieri con la pennellata di un pittore impressionista, in cui i contorni si sfumano e sempre preludono a qualcos'altro. Tutto scorre, e soprattutto scorre la vita. Ma allora, dove sta l' immortalità del titolo? In qualcosa d'impalpabile che - a quanto pare - si ottiene sottraendo alla vita e al tempo che si vive tutto il superfluo, dunque la pubblicità che ci attira nel sottofondo, da radio e televisione, e tutti i movimenti, i pensieri infiltrati da fuori, gli slogan e le interferenze che deviano la nostra volontà. Kundera è critico in maniera sottile verso la società d'oggi, coi suoi media e le sue mode consumistiche.
Nel canovaccio rientrano anche personaggi già consegnati - presumibilmente - all'immortalità, quali sono Goethe ed Hemingway. Quest'ultimo, nel suo essere scomparso eppure immortale, è vittima del mercato odierno che sforna continuamente sue biografie; del primo si racconta un episodio controverso, in cui il gossip si metterebbe all'assalto dell'onorata gloria. Ma anche da morti, questi due si difendono egregiamente, e Kundera ce li racconta beati dall'altro capo della vita, che ridono del nostro culto delle apparenze. Ma i sentimenti - quelli veri, autentici, umani - sono un movente che consegna anche gli uomini comuni all'immortalità. Questo è, di fatto, un tema che interessa particolarmente lo scrittore ceco.
Egli traccia un'interessante fisionomia di quel che chiama "Homo sentimentalis". Questo, dice l'autore, "non può essere definito come un uomo che ha sentimenti, ma come un uomo che ha innalzato i sentimenti a valori. Nell'istante in cui il sentimento viene considerato un valore, tutti vogliono averlo; e poiché tutti amiamo vantarci dei nostri valori, abbiamo la tendenza a ostentare i nostri valori". Per Kundera, il personaggio più sentimentale della letteratura è Don Chisciotte, perché in base a una conoscenza fugace, alla quale ha promesso incondizionato amore, si è messo a far capriole e a rendersi ridicolo. Anche il ridicolo consegna uomini, gesti o momenti, all'immortalità. Ma più degli uomini e dei gesti, come l'autore fa capire in punti nevralgici della narrazione, all'immortalità si destinano le passioni. Così la passione di Bettina e Goethe, e infine, quella di Laura per Paul, cioè per il marito della sorella Agnes, vittima di una morte prematura.
Nella fine del romanzo, si scopre come tutti i pezzi della narrazione si accordano tra sé, ma talvolta è necessario rileggere delle parti già lette, per aver davvero chiaro il senso di certe frasi o passaggi. Tutto torna al punto di partenza, cioè quel gesto originario da cui tutto è scaturito: come Eva è nata da una costolda di Adamo, tutto ritorna a un'idea primigenia che ha innescato derivazioni, in forma di riflessioni e memorie. La grandezza di questo romanzo sta nel fatto che qui l'autore è riuscito per davvero a comporre un mosaico di pezzi che stanno tra sé bene e lasciano vedere un disegno generale. Crediamo che tale intento abbia mosso Kundera anche nella scrittura degli altri suoi romanzi, seppur raggiungendo con difficoltà un esito felice come in questo caso - o come nel caso dell'Insostenibile leggerezza dell'essere.
Qui a fondo pagina aggiungiamo i riferimenti a recensioni di altri romanzi kunderiani.
Marzio Valdambrini
Pubblicato il: luglio 22, 2009
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