L'opera edita da Einaudi col titolo
L' uomo come fine raccoglie una serie di saggi eterogenei pubblicati occasionalmente
dal grande scrittore, e tra questi spicca il saggio che dà il titolo alla raccolta.
Il saggio
L' uomo come fine, pubblicato nel 1946, rispecchio il pensiero di quei temi e una fiducia nel destino dell'uomo - secondo la stessa ammissione di Moravia. Il mondo
moderno è contrassegnato dal macchiavellismo, scrive Moravia, e proprio il macchiavellismo corrisponde ai miti bugiardi ed effimeri che gli uomini e le nazioni erigono. Conclusione delle politiche applicate secondo i miti del "fine che giustifica i mezzi" è la distruzione sotto gli occhi di tutti, nell'anno 1946. Italia e Germania hanno incontrato la catastrofe, la Russia è stata devastata dall'invasione del suo ex-alleato, e le altre potenze hanno speso molto in termini di vite e risorse. I risultati della politica machiavellica sono stati tremendi, ma questa è l'unica politica che l'uomo moderno può concepire. E' falso che la violenza sia una forma di irrazionalità: anzi, l'autore dimostra proprio il contrario: se io volessi costruire una strada, il modo più razionale per farlo sarebbe togliere di mezzo tutti gli ostacoli che si frappongono nella triettoria in cui devo tracciare il mio percorso. La violenza, in tal caso sarebbe sistematica, e dunque razionale.
Secondo Moravia, il valore dell'uomo si è dissolto: il rispetto che gli si volge è un rispetto puramente strumentale. Il Cristianesimo ha reso gli uomini tutti uguali, ma dopo di ciò gli uomini non hanno potuto operae tra sé altre distinzioni, se non in base ale proprie funzioni pratiche. Lo spirito materialista dell'epoca moderna è intervenuto, invalidando il rispetto della persona tipicamente cristiano.
"Ogni etica è creata per piegare e ordinare e informare di sé una psicologia ribelle o ostile. I primi cristiani per molto tempo furono psicologicamente dei pagani, ciò che formò d'altronde la ragione d'essere dell'etica cristiana da loro accettata. Ci sono voluti venti secoli perchè l'uomo diventasse psicologicamente cristiano, esautorando così la funzione etica del cristianesimo" (p. 115).
In un'epoca (la nostra) in cui gli istituti del culto non hanno altro fine che la propria preservazione, l'uomo può salvarsi soltanto se recupera il senso della propria umanità. Non può pensarsi un mondo che non sia a misura d'uomo, scrive l'autore. Così bisogna guardare avanti, cercando di sottomettere la ragione all'arbitrio, umano, del cuore.