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L'orlando Furioso

di : Federica    

Autori: Ariosto; Ludovico
Perché parlare nel 2000 di uno scrittore lontano da noi quasi cinquecento anni?
I motivi sono molteplici, tuttavia
il più rilevante è il fatto che l'Ariosto rappresenta una delle figure di maggior spicco nella letteratura italiana, poiché il suo pensiero presenta dei tratti di modernità tali, da essere difficilmente riscontrabili in un altro scrittore della sua epoca, cioè del Cinquecento. Egli è, inoltre, uno degli autori italiani più studiati all’estero, proprio per questa sua peculiarità.
Ariosto rappresenta la tipica figura di intellettuale cortigiano del Rinascimento, come lo erano stati Castiglione, Bembo e molti altri letterati dell’epoca. La personalità di Ariosto è però complessa: egli nutre nei confronti dell'ambiente in cui vive e lavorava sentimenti di malcelato rifiuto tanto da scagliare contro di esso una sottile polemica (nelle Satire, per esempio).
Ariosto trae gli elementi essenziali delle sue opere dalla quotidianità e, infatti, leggendo le sue opere ci si può facilmente accorgere di come egli non cerchi scampo da essa rifugiandosi in un universo di letteratura immaginaria e fantastica, ma continuamente rielabori le sue esperienze personali.
La realtà quotidiana  fornisce ad Ariosto il substrato fondante del suo capolavoro, l’Orlando Furioso, la cui  materia fondamentale non è costituita dalla rappresentazione di certe istituzioni cavalleresche, ma dalla concezione moderna che il poeta ha nei confronti dell’uomo e della vita. Analizzato sotto questo punto di vista, il Poema si trasforma in una sorta di grande romanzo moderno, che analizza  valori universali quali devozione, fedeltà, e disvalori quali tradimento e inganno. La presenza di questi elementi dona all’opera un tono di realismo evidente in quella che è considerata la più grande opera fantastica della letteratura italiana.
La critica più recente ha visto nell'Ariosto un uomo pacificato e soddisfatto di sé, capace di guardare il
mondo con atteggiamento sorridente e indulgente, e nell'Orlando furioso un’opera costruita sul concetto di armonia: come l’animo del poeta è spesso tormentato e inquieto, così anche il poema è segnato di frequente dall’irruzione della disarmonia, della trasgressione, del lato oscuro di situazioni e personaggi. Bisogna dunque riconoscere ad Ariosto e alla sua opera, come del resto accade per tutti i classici, una complessità e una ricchezza che difficilmente si lasciano definire ed etichettare in modo certo; quello che conta è però notare come i valori più profondi dell’umanesimo, il laicismo, la tolleranza, la disponibilità ad accogliere la diversità come ricchezza, in sintesi una visione terrena e umana dell’esistenza, siano alla base di tutte le opere ariostesche.
Ariosto è un grande osservatore della realtà e questo è evidente in tutte le sue opere, sia che parli della propria esperienza d’amore, come avviene nelle Rime, sia che inserisca nelle sue commedie personaggi e vicende della Ferrara contemporanea, sia che ritragga con un’ironia impietosa i vuoti rituali cortigiani in cui si ritrova suo malgrado coinvolto, come accade nelle Satire. Tale costante esercizio realistico si ritrova nel
poema maggiore ed è tanto più mirabile perché applicato alla pura invenzione fantastica, a personaggi volutamente poco «credibili» in quanto poco elaborati sul piano psicologico. I tanti personaggi di Orlando furioso sono dei «tipi», nessuno di loro è realmente il protagonista del poema, perché è l’intera umanità a esserlo; eppure le loro vicende così fantastiche ci sembrano vicinissime, le loro imprese straordinarie ci appaiono ordinarie, la geografia fantastica e simbolica del poema appare più vera di quella reale.
Accanto a questa dimensione realistica va sottolineato il classicismo ariostesco, anch’esso profondamente originale, anche se strettamente legato alla cultura del suo tempo. La lettura dei classici, da Catullo e Properzio per le Rime, a Plauto e Terenzio per le commedie fino al prediletto Orazio, modello per le Satire e a Omero, Virgilio e Ovidio, che hanno tra le fonti del Furioso un posto fondamentale, si ritrova come una costante in tutta l’opera ariostesca. Si tratta, anche in questo caso, del classicismo più autenticamente umanistico, dell’atteggiamento per cui il classico viene concepito come un fratello maggiore con cui gareggiare, cioè da reinventare secondo la propria sensibilità, dopo averlo profondamente assorbito. Un discorso analogo vale per i grandi classici del Trecento italiano: Dante  riceve da Ariosto dei tributi continui, dalla scelta della terzina come metro delle Satire, all’omaggio contenuto nel primo verso del Furioso, che riprende un verso del Purgatorio; Petrarca  offre a sua volta immagini e stilemi non solo alla lirica amorosa, ma anche al poema maggiore e anche la lezione del realismo boccacciano si ritrova nel teatro o in certe parti del poema, per esempio nelle lunghe novelle che vengono narrate da alcuni personaggi.
 

Pubblicato il: marzo 12, 2009
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