"Io ho un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno
giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere. Ho un sogno, oggi!".
Martin Luther King
L’entrata dell’“uomo nero” nella “Casa Bianca” non é più una chimera come sosteneva qualcuno, ma è il grande crollo del loro pensiero: la differenza tra un uomo dalla pelle bianca e quello dalla pelle nera. Quelli che si cimentano nella discordanza e nella xenofobia tra le razze umane per il colore sono gli uomini dalla pelle bianca forse a causa della loro palese ignoranza per quanto riguarda la natura della vita e la ragione della creazione oppure per l’insostenibile peso del peccato sulla loro coscienza. Se c’è qualche obiezione sul colore nero, questi uomini dovrebbero rimuoverlo dalle loro pupille, dalla loro barba e dai loro capelli gettandolo nel fuoco, dovrebbero eliminare dalla propria vita le notti nere e cambiare il nome dell’oro nero in oro bianco come le loro facce non avendo più motivo di combattere per esso, smettendo così di uccidere genti ed occuparne i territori. Dovrebbero rigettare gli acini dell’uva nera e le uova di caviale nero che adorano.
Perciò l’ingresso dell’“uomo nero” nella Casa Bianca non è né un sogno per i neri né un incubo per i bianchi, pure immaginazioni che dimostrano quanto è profonda la crisi tra un uomo e se stesso, tra un uomo e gli altri, sugli atteggiamenti tra ricchi e poveri e sull’idea di progresso e sottosviluppo. Tale punto di vista egoista di ogni uomo unicamente verso se stesso lo porta a sostenere solo il suo pensiero credendolo incondizionatamente.
Ciò che alimenta questo pensiero è lo spazio, l’ambiente, la forza e la mano lesta senza tenere conto dell’esistenza di altre sostanze nutritive che dovrebbero costituire dal singolo umano allo stato umanitario e dalla forza che ne deriva eliminare la fame e il sottosviluppo e dal cervello operare per un bene universale contrariamente agli stati e agli uomini intolleranti che con il loro pensiero di superiorità vogliono dimostrare una verità immaginaria limitata e parziale. L’entrata dell’“uomo nero” verso la Casa Bianca non dissolve il pensiero dagli stereotipi ma è la rivoluzione del dominio dell’uomo bianco sul mondo che con i suoi eserciti ha occupato i territori e violato la sacralità dei popoli approfittando della loro ricchezza.
Questa terribile situazione ha fatto dimenticare al popolo Americano il proprio “colore” per un “salvatore” in grado di superare la crisi di un forte paese e riportarlo nella comunità globale e trasformando così il termine “Casa Bianca” in “Casa Colorata”… può accadere! Ma se non accade non c’è alcuna speranza né per i bianchi, né per i neri e continuerà ad esserci un unico punto di vista.
L’unica cosa che speriamo di trasmettere è quest’abbraccio tra il nero Obama e il suo Vice bianco forse diventando un segno di speranza per unire in un abbraccio ogni colore, ogni razza e ogni religione del mondo, per cancellare questo cinico egoismo.
Ghonim Mohamed