• Registrati
  • ‎Cos'è Shvoong?‎
  • Accedi
    Accedi
    Memorizza il mio nome utente Hai dimenticato la password?

Sommari e brevi recensioni

.

Homepage Shvoong>Libri>Racconti dell'età del jazz

.

Racconti dell'età del jazz

di : mauro_meo    

Autore : Fitzgerald
Più di 160 racconti scrisse Fitzgerald nel corso della sua vita. E sono tanti, davvero tanti. Oltre naturalmente ai suoi
romanzi. C’è un motivo ed è un motivo pratico. Fitzgerald si riteneva, ed era, soprattutto un romanziere e i suoi racconti erano, quasi sempre, solo un mezzo per poter arrivare al denaro. Un mezzo utilizzato in modo consapevole che però gli valse molte critiche, tra gli altri quelle di Hemingway, basti pensare alla famosa frase della farfalla e del suo talento sprecato riportata in Festa Mobile. I racconti per Fitzgerald erano il mezzo più sicuro e più veloce per raccogliere denaro. Ebbe sempre un rapporto complesso e difficile con il denaro. Come retaggio dell’infanzia, basta pensare ai problemi economici che sempre ebbe suo padre Edward e poi come corollario del complesso rapporto con l’amata Zelda. Zelda che lo rifiutò, pur dicendogli di essere innamorato di lui, finché non arrivarono fama e soprattutto denaro con la pubblicazione di Di qua dal paradiso. I due dopo sposati vissero sempre sopra le loro possibilità economiche anche se Fitzgerald guadagnava davvero bene. Si trovavano sempre pieni di debiti e così i racconti diventarono un modo per guadagnare in fretta. E purtroppo anche per rovinare, almeno in parte, il suo talento. Scritti in fretta, pensando solo al pubblico che doveva leggerli. Diseguali nello stile, nel carattere. Spesso senza alcun valore, in alcuni casi invece davvero piccole perle. Il talento comunque c’era e veniva fuori. Il problema di fondo, forse, è che a differenza ad esempio di Hemingway, Fitzgerald anche nei racconti partiva con l’idea e con lo schema mentale di costruire, e questo soprattutto all’inizio della sua vita di scrittore, dei piccoli romanzi. E un racconto non è mai un piccolo romanzo, è qualcosa di diverso, qualcosa che necessita anche un modo di scrivere e di approcciarsi diverso. E questo a lungo Fitzgerald non riuscì a capirlo. Pur con alcune notevoli eccezioni lui tentava di fare dei romanzi in miniatura che però poi risultavano in qualche modo artificiosi, incompiuti proprio per la brevità che un racconto ha ed anche per la fretta che aveva di terminarlo. Con il passare degli anni capì questa cose ed ottenne risultati migliori, in alcuni casi eccezionali, e basti pensare che in fondo Il grande Gatsby potrebbe essere pensato come un racconto allungato.
Certo non fu il caso di questi racconti, soprattutto per la maggior parte dei primi, scritti quasi sempre di fretta e senza particolare amore. Lo scopo era solo quello di venderli alle riviste e di fare soldi in fretta. Più di 160 racconti pubblicati da varie riviste e poi, quelli ritenuti migliori, pubblicati in alcune raccolte. Una di queste è I racconti dell’età del jazz del 1922. Anche questa raccolta risulta essere alla fine abbastanza disomogenea anche se comunque un passo avanti rispetto ai racconti pubblicati nella prima raccolta, Maschiette e filosofi, del 1920. Due sono soprattutto i racconti che meritano di essere citati, Il diamante grosso come l’hotel Ritz e Primo Maggio. Il tema fondamentale del primo racconto è la ricchezza e come conseguenza la totale amoralità dei ricchi. L’uomo più ricco del mondo che si è costruito una sua vallata isolata dal resto del mondo e nessuno vi può accedere. Meravigliose ricchezze solo per lui e per la sua famiglia. Nessun rispetto per la vita degli altri: “Non possiamo permettere che una cosa inevitabile come la morte ci impedisca di godere la vita”. Certo la morte è quella degli altri, non la loro. Il mondo dei ricchi è così criticato da Fitzgerald, un mondo con il quale lui ebbe sempre un rapporto conflittuale di malcelata invidia ma anche di odio. Un mondo volgare ma certo “le illusioni della ricchezza danno colore alla vita”. L’altro importante racconto è Primo Maggio, dove per la prima volta nei suoi scritti compare anche il tema del disagio sociale. Non solo la ricchezza o le feste ma anche i tumulti della folla a contrappunto del mondo dei ricchi. Una nuova parziale, ma importante, consapevolezza.
Un aspetto interessante di questi racconti, come anche di Belli e dannati, è una visione in parte cupa e pessimistica che sembra far capolino nei suoi scritti e che poi troverà vigore anche ne Il grande Gatsby. È l’idea della tragedia. Solo che per ora è un’idea, Fitzgerald ancora non l’ha vissuta per davvero. Forse quasi la sensazione, la premonizione, di quello che vivrà più tardi.
Pubblicato il: dicembre 23, 2008
Valuta questo abstract : 1 2 3 4 5

Bookmark & share this post

Le persone che hanno letto questo abstract hanno letto anche:

.