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Una sporca storia

di : mauro_meo     

Autore : Luis Sepulveda
Il libro di Sepulveda è in realtà una raccolta di brevi scritti tratti da una serie di taccuini, le inseparabili Moleskine,
redatti tra il 2002 ed il 2004. Le Moleskine sono dei taccuini da cui Sepulveda non si separa mai, con la copertina nera, quasi una coperta di Linus dove lo scrittore riversa tutte le emozioni e i pensieri di ogni giorno. Dubbi, stupori, rabbie, come dice lui stesso. Ne risulta così un libro complesso e composito dove si parla di molte differenti argomenti anche se naturalmente il Cile è il punto centrale. Molto è visto attraverso gli occhi del Cile, compresa indirettamente la situazione politica mondiale. E poi Allende, e poi Pinochet. Ma anche la voglia di gridare la necessità che il bene comune prevalga sull’individualismo, che il condividere con gli altri possa essere più forte dell’egoismo e del consumo individuale. Forse appena parole urlate al vento. O una speranza, speriamo non vana.
Uno dei brani più interessanti è proprio quello che da il titolo al libro. In Una sporca storia Luis Sepulveda ci racconta di un diplomatico spagnolo rapito, per conto dei servizi segreti cileni, da un agente della Cia in Cile. Se già questo è terribile ancor più terribile moralmente è il seguito. Il diplomatico infatti venne condotto nel seminterrato della casa e la moglie dell’agente, una scrittrice di nome Mariana Callejas, lo vide mentre lo spogliavano e lo legavano ad una sedia di metallo per iniziare gli “interrogatori”. Ma la scrittrice invece di fare qualcosa chiuse semplicemente la porta del seminterrato, risalì le scale ed andò in salotto, dove l’aspettavano altri scrittori per la consueta riunione letteraria. Il diplomatico fu torturato mentre a pochi metri di distanza un gruppo di scrittori parlava di problemi di stile, di tendenze, dei libri a cui lavorava. Un urlo di dolore forte di Sepulveda con cui chiede alla persone di non essere semplicemente inermi testimoni. Ma di lamentarsi, di protestare, di lottare. Certo è pericoloso. Ma si deve fare. Non essere semplicemente inermi testimoni e semplicemente far finta di nulla. Mai. E Sepulveda poi in modo particolare si riferisce proprio agli scrittori. Riportando un pensiero di  Francisco Coloana “che noi scrittori possiamo stare solo da un lato della barricata, che siamo prima uomini, civili, difensori dei diritti umani e poi, se resta tempo, scrittori”.
Il libro è indubbiamente interessante anche se forse troppo diversi sono alcuni appunti e un po’ lo rendono frammentario. E forse anche il suo antiamericanismo è ormai un po’ eccessivo. Rimangono comunque parole accorate e di certo interessanti. 
Pubblicato il: settembre 30, 2008
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