Il suo talento era naturale come il disegno tracciato dalla polvere sulle ali di una farfalla. In un primo tempo non lo capì
più di quanto lo capisca la farfalla, ed egli non se ne accorse neppure quando il disegno fu guastato o cancellato. Più tardi si rese conto delle sua ali danneggiate e comprese com'erano fatte e imparò a riflettere e non riuscì più a volare perché era scomparso l'amore per il volo e poté solo ricordarsi di quando volare non gli era costato il minimo sforzo".
Questo era Francis Scott Fitzgerald. Non penso esistano parole migliori per descriverlo, anche perché sono parole di un amico che passò al suo fianco moltissimi anni. Un amico che aveva per lui, dopo aver letto Il grande Gatsby, un affetto e una stima smisurati. Un amico però che piangeva per il talento immenso che Fitzgerald ogni giorno sprecava. Quest'amico naturalmente è Ernest Hemingway, che a Fitzgerald dedicò quasi tutti i capitoli finali del suo libro di memorie, Festa mobile, il libro che parlava degli anni 20 e 30 a Parigi quando Hemingway cominciava a scrivere, racconta l'idea di Fiesta, e Fitzgerald cominciava a dilapidare il suo talento. Cosa che Hemingway non poteva capire, non poteva tollerare. E lui subito capì la causa. Zelda e la sua follia. Fu lei il vero motivo per cui Fitzgerald si ridusse a lungo a scrivere pagine solo per la necessità dei soldi, scordando il suo talento. Fu lei il motivo per cui Fitzgerald scrisse molti meno capolavori di quello che avrebbe potuto fare in realtà. La sua follia, la sua gelosia per il successo del marito. Marito che l'amava profondamente e che per lei avrebbe fatto, e in realtà fece, di tutto. Come scrivere racconti solo per soldi. Divenne questa un'ossessione vera e propria per Fitzgerald. Cercare di guadagnare il più possibile per tenersi legata Zelda. E i racconti davano un guadagno immediato molto superiore ai romanzi, e Fitzgerald inoltre ricordava come almeno all'inizio il Grande Gatsby non gli fruttò economicamente molto. I racconti invece erano più veloci da scrivere e si potevano vendere anche singolarmente alle riviste. Solo così facendo l'attenzione per la scrittura era minore e spesso scriveva anche cose che non gli piacevano, semplicemente solo per guadagnare un pò di più. E non vi è modo migliore per rovinare il proprio talento. Un'ossessione vera e propria sin da quando Zelda lo respinse perché guadagnava solo 90 dollari al mese in un'agenzia di pubblicità. E quanto questo lo traumatizzò lo possiamo vedere ripensando anche a Il grande Gatsby, allo sfarzo, alla ricchezza, all'ostentazione di Jay Gatsby. In realtà poi alcuni dei Racconti dell'età del jazz sono comunque dei bei racconti, scritti anche bene e preziose testimonianze dell'America di quegli anni. penso a Il fannullone, a Primo maggio, a Il diamante grosso come l'Hotel Ritz. Racconti che poi invece vennero criticati fortemente dalle recensioni del tempo e addirittura Fitzgerald e le sue ossessioni vennero fatto oggetto di una feroce parodia di Christopher Ward, Paradise be damned! E tutto questo naturalmente andò a intaccare ancor di più il fragile ego dello scrittore americano.