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Le città invisibili

di : maybeetle     

Autore : Italo Calvino

Il libro è sottile, di quelli che hai paura finiscano troppo in fretta. Il titolo affascina, reca in sé un alone di
mistero e di incompreso. Il nome dell’autore è possente, si porta dietro i ricordi di una letteratura studiata forzatamente e poi riscoperta… L’autore è Italo Calvino, il titolo “Le città invisibili”.
Non ho letto questo libro pensando alla sua levatura letteraria , ho voluto leggerlo per gustarmelo, sprofondarci dentro come in tutto ciò che è sconosciuto… ed è così che lo racconterò.
Il testo è quasi una pinacoteca, una raccolta di quadri, ciascuno dei quali dipinge un paesaggio immaginario, città fantastiche divise in gruppi, città dai nomi di donna, dal profumo di spezie e di Oriente.
Città terrene e città fatte di cielo o di acqua, città fatte di persone, di morti, di anime.
Città fatte di rapporti, di parole sussurrate, o di urla di mercato.
Città in cui perdersi e poi ritrovarsi, città stratificate, intrise della storia dei grandi e dei piccoli, scavate dai rapporti intessuti dai loro abitanti.
Città raccontate sapientemente da Marco Polo all’imperatore dei tartari Kublai Kan, che sommerso dai cuscini e dai pensieri, immagina il suo regno attraverso le mirabili parole del narratore.
E’ lo stesso Calvino a dire che il libro è stato scritto a pezzi e poi “ricucito” attraverso la figura di Marco Polo. Ogni città nasce da una riflessione dell’autore, da un’idea, da una suggestione.
“<…> il libro si discute e si interroga mentre si fa.” Afferma lo stesso autore nella presentazione.
E con la sensazione di essere ospiti di un dialogo senza tempo tra due personaggi che appartengono ormai tanto alla storia quanto al mito, ci si perde in un viaggio adimensionale attraverso i paesaggi evocati da Marco Polo. Viaggio fantastico pieno di suggestioni, fatto di odori, di suoni, ma soprattutto fatto di relazioni, in cui si ha la sensazione non solo di vedere le città, ma anche di viverle dal di dentro, di riempirsene, di invasarsene.
E alla fine della galleria, quando sembra che i quadri siano finiti, ci si rende conto di essere riusciti a costruirne uno solo, grande, enorme, che è la Città, fatta di tutte le piccole donne-città raccontate da Marco Polo e sovrapposte come layers le une alle altre, “invisibili” perché eteree, ma vivide e connaturate nel nostro modo di vivere.
Ci si accorge di aver pensato tanto, durante il viaggio, alle città che noi, nel presente, viviamo.
Ci si accorge di essersi interrogati sui segni, sulla memoria, sugli scambi, sugli occhi, sui nomi, sui morti, sul cielo, sul desiderio, sulla memoria delle nostre città.
Calvino dice ancora: “Penso d’aver scritto qualcosa come un ultimo poema d’amore alle città, nel momento in cui diventa sempre più difficile viverle come città”. E questo amore lo si sente sin dalle prime parole e lo si insegue fino alla fine del libro. Lo si ritrova lungo i viali, nei mercati, nei giardini, nei porti, nei moli, nelle osterie…
E quando poi, finito il libro, ci si rituffa nelle nostre città, ci si scopre a immaginarsi come ragni che tessono invisibili ragnatele fatte di rapporti invisibili con le cose e le persone, a raccontare una città invisibile che è solo nostra e insieme di tutti.
Tante altre cose sarebbe stato possibile dire, tante altre potevano essere espresse in modo più corretto, ma il libro stesso è fatto di sensazioni personali, e ciascuno vedrà le città a suo modo.
Sarà un viaggio diverso per ogni lettore, un viaggio senza fine, e le immagini dei luoghi visitati resteranno impresse nella memoria come scatti indelebili su di una carta sensibile e indistruttibile, sulla carta dell’anima.
Pubblicato il: maggio 31, 2008
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