Si tratta del romanzo piú famoso scritto dallo scrittore ceco naturalizzato francese. Sicuramente, rispetto agli altri lavori
di Kundera, quest'opera vanta qualcosa di superiore; ossia, un titolo di impatto. La struttura narrativa - come per tanti aspetti anche il contenuto - non é dissimile a libri come
Il libro del riso e dell'oblio o
L'immortalitá. Ció che distingue la produzione letteraria di questo scrittore, é la capacitá di combinare insieme elementi tanto diversi, riflessioni filosofiche, fatti storici della Cecoslovacchia negli anni del
comunismo sovietico, le descrizioni dai tratti fulgidi e brillanti, e soprattutto i flussi di coscienza dei personaggi che si incontrano e si allontanano continuamente.
A storie apparentemente sentimentali (perché in realtá di sentimento non c'é granché, i rapporti umani descritti da Kundera sono sempre freddi e d'un cinismo iperbolico) l'autore offre una prospettiva imponente, quella della Storia universale, cioè della storia intesa in chiave romantica.
Così, l'autore definisce intorno alle sue figure un mondo intero, un mondo che ha una dimensione storica, e nella sua composizione non si astiene mai dal criticismo aperto, nei confronti non soltanto del comunismo e della società del suo tempo, ma piuttosto nei confronti della Storia stessa.
Alla base di questo particolare naturalismo c'é il ovviamente il background in cui Kundera si è formato, come uomo e come intellettuale; dunque, la Boemia di Tereza é la stessa Boemia dello scrittore, e il disagio patito da Tereza e Tomas sotto la pressione del regime sovietico é la stessa condizione che Kundera ha vissuto in prima persona, e della quale é stato feroce critico in precedenti occasioni (inn proposito, è da ricordare il romanzo
Lo scherzo, in cui l'autore rievoca il momento della sua espulsione dal partito comunista). Quest'atmosfera cupa, e per certi aspetti addirittura kafkiana (non dimentichiamo che anche Kafka era uno scrittore ceco), riempie ogni angolo della narrazione, tanto da riempire gli spazi che il vago ottimismo della vita "lasciata a se stessa" non può più colonizzare. Così il peso del vivere, il peso dell'ordinarietà senza ragioni, preme come piombo sulle vicende - e soprattutto sulle scelte - dei protagonisti. Prima di essere il peso delle necessità, ci spiega Kundera, si tratta del peso della Storia.
Questa si intreccia con ogni momento della nostra vita, perché tutti ci troviamo a farne parte, che ne si abbia coscienza o meno. A questo tema rinvia la considerazione d'inizio, in cui l'autore afferma di ricordare Hitler con un senso di tenerezza e nostalgia, perché il tempo di Hitler fu anche il tempo in cui l'autore era giovane e godette di una giovinezza felice.
Proprio la Storia lega a sé i personaggi kunderiani; schiaccia le vicende individuali, e mostra gli individui come umili marionette, sottoposte a una condizione che nega loro una vera libertá.
Giá questa riflessione é avanzata da Tomas, protagonista del romanzo insieme a Tereza. Tomas pensa al suo incontro con Tereza, un incontro assolutamente fortuito. É un insieme di coincidenze, che hanno portato al loro incontro. Se dunque ogni cosa é figlia del caso, é evidente che la vita stessa degli uomini é una fatalitá. E cosí anche l'essere stesso dell'individuo, ció che gli é piú proprio. La conclusione del romanzo é giá insita nelle premesse, dunque. Se ogni effetto é casuale come le cause, allora ogni cosa finisce annullata in un vacuo, impalpabile Nulla.
Nella vasta produzione letteraria di questo scrittore, che stranamente non è stato ancora insignito del premio Nobel per la letteratura, questo romanzo si accosta per la qualità all'Immortalità e all'Ignoranza. Crediamo di trovare una chiave d'accesso alla psicologia artistica dell'autore nella
filosofia di primo Novecento, coi declamati Bergson e Heidegger - ma soprattutto, e questo è assai evidente - nell'opera di Goethe, che già indagava i moti dello spirito e delle faccende umane, in primis le faccende sentimentali, con l'occhio del fisico e del chimico, e scopriva la meccanicità di certe situazioni, che regolarmente soprassiede a tutte le forme organiche di vita.
Qui a fondo pagina segnaliamo i riferimenti a recensioni di altri romanzi kunderiani di rilievo.
Marzio Valdambrini