"La
Capanna dello
Zio Tom", non è più che una opera fatta dinunziando la schiavitù di
quell''epoche. C''era un''azienda nella
quale i padroni erano il
Sig. Shelby e la
sua sposa, chi avevano al suo carico molti
schiavi. Ma loro gli avavano a buona
cura: gli educavano e trattavano sempre bene. E cossichè ne avevano uno
preferito: era Tom, un''anziano già bene robusto e di tanti buoni sentimenti,
fedeltà, ecc. A lui tutti gli stimavano giacchè era come il padre di tutti gli
schiavi di quella azienda. I suoi padrón lo volevano come sua propria famiglia.
È così che un
giorno che il Sig. Shelby al vedersi soprafato per i deviti, ebbe di vendere i
suoi schiavi allo trafficante di schiavi, Sig. Haley chi gliene chiedè ai
migliori di loro: Tom e il piccolo Henry, chi era filgio di
Eliza e Giorgio,
anche schiavi fedeli, che di saperlo si sentirebbero molto male, ma la
disgrazia del Sig. Shelby era ancora più grande. Allora, senza consultarlo con
sua moglie, decidè pattare il tratto con tutto il dolore del suo cuore,
altrimenti perderebbe tutta sua fortuna.
D''un altra
parte c''era nella azienda una capanna molto singolare, dove si riunivano tutti
gli schivi della azienda e parlabano dell''esperienze sue. Allora facevano una piacevole riunione, alla capanna dello Zio Tom
(così è come gliene dicevano con affetto)
Allora il Sr.
Shelby non potè già dissimulare sua tristezza e le raccontò alla sua moglie
quello che aveva fatto: lei si mise a piangere, però suo marito le disse che
gìa nulla si può fare; tutta la conversazione era stata ascoltata da Eliza, la
schiava madre di Henry, chi si porse a pallida all''udire che venderebbero al
suo figlio e a Tom. Lei andò quella stessa sera alla capanna dello Zio Tom a
dirgli che se ne andasse con lei, ma lo Zio Tom, all''ascoltare questo non ve lo
poteva credere. Eliza gli aveva spiegato le ragioni, e che i suoi padroni gli
venderebbero contro delle sue voluntà, però Tom rimase. Cosicchè quella sera
Eliza prese al suo piccolo bambino e se ne va, senza di sapere quale sarebbe il
suo cammino.
Al giorno seguente, al informarsi della
notizia i padroni si porsero molto tristi, giacchè non sapevano quali sarebbero
le sue sorti.
All''arrivare il
Sig. Haley ed informarsi della notizia si porse furioso e tentò di inseguirgli
con dei cavalli; ma non riuscì ad raggiungergli, giacchè la povera Eliza,
divenuta debole e tutto non si fermò e saltò tutt''ostacolo per salvare al suo
piccolo figlio, fino a che fu trovata per una buona coppia che gli ebbe
compasione e curarono dei due.
Lo ZioTom non
ebbe quella fortuna, giacchè era tutto risolto affinchè lui se ne vada. Ve
l''accomiatarono, e tutti rimasero con un grande pena. Suo nuovo padrone lo
portò in una nave. Lì conobbe ad una carina bambina, la quale convinse al suo
padre affinchè lo comprassi. Erano delle buone persone, e lo trattavano bene.
tom si sentiva molto al suo aggio in quella casa: la bambina era un''angelo, si
chiamava Evangelina, ma ve le dicevano Eva. Lei spargeva dolcezza, ne aveva un
cuore molto nobile; è così che si trattabano molto bene, ma, un giorno, la
bambina incomminciò a ammalarsi e finalmente morì, lasciando un profondo dolore
in tutta la casa. Dopo di un tempo anche morì il padre della bambina, che era
anche un''uomo molto buono.
Allora Tom fu
venduto ad altro signore, il quale era molto cattivo: il sig. Legree; il quale
si guadagnò la fiducia dell''anziano. Allora gliene concedè un lusso maggiore
nel quale era obbligato a maltrattare agli añtri schiavi. Ma Tom disse al
signore che lui non ne poteva farlo.
Cossichè il padrone
dispone frustarlo, e così lo fece, ma Tom mai pensò di diversa maniera: lui era
un''uomo molto cristiano e mai maltratterebbe senza causa come ve lo facevano i padroni.
Allora il padrone, ogni volta più furioso; e di quel
modo ne passa molte sofferenze in quella casa.
Da un''altra
parte, eliza e il suo figlio erano in buone mani. Anche riuscì a riunirsi col
suo marito, chi sempre cercò la sua libertà e fuggì del padrone che gli
posedeva, per stare con la sua moglie e il suo figio.
Tom non corse
con la stessa fortuna. Dopo di molto tempo, arrivò un giovane: Giorgio, figlio
del Sig. Shelby, alla ricerca dello Zio Tom; e, al domandare per lui, gli
dissero che lui era lì in una camera. Al vederlo si sentì molto triste e gli
abbraciò dicendo: "Caro Tom, sono venuto per te". Lo Zio Tom Si sentì
molto felice, ma era già tarde: lui era sul punto di morire, a causa degli
maltratti ricevuti. Allora il giovane Giorgio tornò molto triste dopo di
seppellire lo Zio Tom, e finalmente arrivò la notizia alla casa, dove
piangirono il suo finale fatale.
Il giovane
Giorgio dispose di riunire a tutti gli schiavi e gli procclamò la sua libretà:
lavorerebbero per lui se volessero e quando lui morisse loro sarebbero
totalmente liberi.
Altre recensioni su LA CAPANNA DELLO ZIO TOM