In quel preciso istante, una figura dall’aria vagamente trasandata si presentò alla porta, “sono il signore che ha chiamato pochi minuti fa, per l’inserzione sul giornale che avete messo, riguardo la possibilità di affittare una vostra stanza”, disse, mentre si toglieva il cappello, lasciando intravedere il luccichio del suo capo completamente calvo. A quel punto, dopo aver alzato la testa, cercai di capire il suo volto: vidi un uomo dai lineamenti alquanto accentuati, sulla quarantina, con uno sguardo penetrante ed impaziente di comprendere la situazione che gli si veniva a costruire intorno. “Buongiorno, io sono il proprietario dell’appartamento, il mio nome è Michele”, gli dissi; lui, sorridendo tra le labbra, mi rispose “piacere io mi chiamo Mario”. “Non vorrei sembrarle scortese, ma desidererei sapere il motivo per il quale lei si trova in città, sa di gente poco raccomandabile.........!” dissi io con
aria un poco ironica, mentre lui si stropicciava gli occhi e con un
gesto inimitabile
disse “bhe! giudichi lei, le sembro il tipo che si mette a fare casino? Sinceramente sono qua perché cerco di
trovare un nuovo lavoro e soprattutto una nuova vita”. Con quelle poche parole e l’espressione del volto, capii subito che ci si poteva fidare e che, decisamente, non avrebbe fatto danni. Mi sbrigai ad alzarmi dalla sedia “Venga Mario, le mostro la stanza”, lui seguendomi, non disse niente ed io lo portai all’entrata della stanza. “Ecco questo è il locale che ho intenzione di affittare, come può vedere, è provvisto di tutti i confort di cui si può avere bisogno, se le può interessare fanno circa trecento euro al mese”, “quanto!!” esclamò lui arricciando la bocca, con un’aria stupita, “per questa stanzetta lei vorrebbe tutti quei soldi, ma è impazzito”, “non di certo”, risposi, “ con tutte le spese che ci sono, mi sembra onesto chiedere questa
cifra e poi se a lei non sta bene........”. Mi girai e
feci per uscire quando lui mi prese per il braccio e disse “cerchiamo di trovare una soluzione alla cifra, la
stanza potrebbe interessarmi, però deve cercare di capire che adesso non ho lavoro ed i miei risparmi non sono poi così elevati”; A quel punto, sapendo che anche io mi trovavo nella sua stessa situazione, “posso toglierle venticinque euro e non di più”, “cinquanta e la prendo” disse lui, “va bene, ma lasci due mesi anticipati come caparra”, fece un gesto con la testa che presumibilmente significava si, allora lo feci accomodare su di un tavolo per formalizzare la cosa, cioè prendergli gli estremi.
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