L’ennesimo libro sulla
depressione, male moderno, termine di cui spesso si abusa, appartiene alla collana diretta da Giorgio
Nardone, direttore del Centro di Terapia Strategica di Arezzo, ma non tratta
di questo problema come di una malattia, bensì nei termini di una sofferenza che nasce e si
struttura nel tempo costringendo il paziente al ruolo di vittima impotente
secondo meccanismi ben precisi e quindi
disinnescabili.
Dalla ricerca condotta in questo
libro si evince che è un unico atteggiamento, la rinuncia, ad accomunare
depressi di ogni tipo: é la posizione di chi, arrendendosi, può solo
subire. La
rinuncia diventa globale quando investe ogni area della
vita del paziente, oppure parziale, quando invece riguarda qualcosa di
circoscritto. Il paziente rinuncia
perché sente di non avere i mezzi per affrontare la realtà o perché la
situazione è di per se stessa immodificabile (la “credenza”): non è in grado,
quindi rinuncia, quindi si sente vittima.
La persona sofferente di
depressione può porsi nel ruolo di vittima in diversi modi: delegando, poiché
si sente da sempre incapace, divenendo così vittima di se stesso (depresso
radicale); oppure arrendendosi ad un sopravvenuto cambiamento di sé o degli
altri (illuso
deluso da sé e illuso deluso dagli altri); o ancora, pretendendo,
ponendosi cioè come vittima del mondo o della natura, troppo forti per lui
(moralista). Queste le varianti di uno stesso atteggiamento
disfunzionale, adottate come “tentate soluzioni” alle difficoltà
incontrate.
Vengono dunque analizzati diversi
casi clinici riportando le battute del cosiddetto “dialogo strategico”, che in tempi brevi può portare alla soluzione del problema; si evidenziano alcune tecniche, come le indagini condotte tramite la domanda ad illusione
di alternative, la ristrutturazione, l’evocazione di sentimenti. La terapia,
focalizzata sul come si mantiene il problema piuttosto che sui suoi contenuti,
è mirata ad individuare la
credenza disfunzionale ed a inoculare il dubbio che
può scalzarla; si trova poi quale logica è utile a scopo prescrittivo al fine
di condurre il paziente a concrete
esperienze ed alla costruzione di una nuova credenza funzionale. Si riportano
inoltre alcune statistiche che mettono in risalto l’alta percentuale di successi
ottenuti tramite l’applicazione di questa modalità psicoterapeutica.
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