A proposito del Natale, crediamo tutti di essere grandi esperti, invece, il Pontefice ci guida su strade sconosciute, rivelandoci
nuove sfaccettature della miracolosa
incarnazione di Cristo, ove Dio “si è unito all’uomo in maniera così inseparabile da far sì che quest’uomo sia veramente Dio da Dio, luce da luce, vero uomo.” (ibidem, pag.64): è sufficiente leggere il volumetto intitolato “Sul Natale” (ed.Lindau, Torino, 2005, prima edizione), che raccoglie alcune omelie del periodo 1977-1994, dell’allora Cardinale Joseph Ratzinger, già Benedetto XVI. Occorre davvero valorizzare maggiormente questo fatto di portata universale, perché altrimenti “…la Chiesa comincia a spegnersi…” (ibidem, pag.53) e questo è un rischio reale, poichè oggigiorno “...manca la capacità di essere bambini nel cuore...... la capacità di stupirsi, di farsi impressionare e di uscire da sé per incamminarsi sulla sua strada.” (ibidem, pag.83). Dovremmo davvero re-imparare a meravigliarci di quell’evento straordinario, a imitazione dei suoi protagonisti, ad esempio dei Magi, che alla fine del viaggio, non avrebbero mai pensato di trovarsi al cospetto di un neonato, ma, “...in cerca della vera luce..”, accettarono ogni rischio e sopportarono tante “derisioni”. Giunti all’agognata meta, si sottomisero prontamente e totalmente, proprio mediante quei doni speciali (oro-incenso-mirra), a quel Signore Onnipotente incredibilmente nascosto nei panni di un infante e paradossalmente bisognoso di tale umanità, che Lui avrebbe salvato. Sulla scena natalizia non vi sono stati solo colti, infatti, i pastori, vigili e pronti a rispondere alla chiamata di Dio per quella inconsueta missione, sono altri esempi da imitare. Al riguardo Papa Ratzinger si sofferma su una loro caratteristica peculiare, che accomuna i primi adoratori di Cristo e che potremmo identificare, forse impropriamente, con il termine sollecitudine, che, però, non corrisponde a quell’atteggiamento frettoloso, nervoso e spesso inconcludente, che talora ottunde la coscienza sclerotizzandola e rendendola miope. Si tratta, invece, di un comportamento positivo che esprime al contempo la gioia e l’urgenza sia dell’annuncio che della carità: questo è senza dubbio lo stile proprio di Maria, che immediatamente, dopo aver ricevuto la visita dell’arcangelo Gabriele, invece di rinchiudersi in una beatitudine sterile, raggiunge la cugina Elisabetta, già gravida ed in difficoltà per l’età avanzata. “Questa fretta non nasce dalla precipitazione, bensì dalla scomparsa della precipitazione, nasce dalla leggerezza del cuore.” che diventa più libero: così il Pontefice invita a “… rilassarsi, porre l’accento non tanto su di noi stessi quanto su Dio.” (ibidem, pagg.17-18), per poter fare, esaurientemente e tempestivamente, tutte le opere buone suggerite dall’Altissimo. Sfogliando queste pagine, troveremo una definizione molto originale del Natale quale “nascondiglio di Dio”, perché se è vero che “…si è nascosto a noi." e per "trovarlo…dobbiamo attraversare ….la strada delle contraddizioni” (ibidem, pag.27), è, altresì, vero che “…si è fatto così vicino a noi, si è presentato in maniera così dimessa, che ognuno può sentirsi a suo agio con Lui. Diventando un bambino,” (ibidem, pag.21), ma noi forse non abbiamo ancora imparato a riconoscerLo sotto queste vesti. Nessuno si sarebbe mai aspettato una scelta così strabiliante di Dio come l’incarnazione, men che meno Erode, che era già pronto a combattere il suo nuovo “
rivale” e, forse, “..dovremmo chiederci se non ci sia qualche cosa di Erode anche in noi. Se anche noi non consideriamo Dio un rivale nella nostra vita, un rivale che pone dei limiti che ci impediscono di volere e di fare quello che ci piacerebbe e che riduce la possibilità di disporre della vita a nostro piacimento. E così ci sentiamo profondamente irritati e scontenti...” (ibidem, pag.88), contaminati come siamo un po’ tutti dalla “morte dell’umiltà”, “preferiamo la nostra caparbia disperazione alla bontà” del Signore, p