Scritta nel 2005, questa è l''autobiografia scritta da Enzo
Biagi e realizzata in collaborazione con il collega Loris
Mazzetti e
tradotta in nove lingue. E’ un lungo racconto in cui il
giornalista rivive le emozioni, i successi e le delusioni di una vita da grande firma
del giornalismo italiano, della carta stampata prima e della televisione poi.
Un successo strepitoso ebbe la sua
trasmissione “Il fatto”, che andava
in onda ogni giorno su Rai Uno, con Biagi che intervistava gli ospiti di turno,
mai incline a compiacere nessuno, nemmeno i politici o gli industriali più potenti. Quella
trasmissione, con i suoi sei milioni e mezzo di ascoltatori a partire dalla
prima puntata del 23 gennaio 1995, che fu bruscamente interrotta dalla
decisione dell’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nel 2002, rimase
una ferita aperta nella memoria di Biagi (morto il 6 novembre del 2007).
Infatti, questo libro di rievocazioni parte da lì, da quelle 842 puntate
realizzate, con 34 speciali e 1.200 ospiti, che sono state il fiore
all’occhiello di una lunga carriera. Già dall’ingresso
in Rai nel 1961 ci fu un difficile rapporto con la politica, durato fino alla fine, il
2002, forse proprio perché Biagi aveva sempre riconosciuto come suo padrone “il
lettore” e aveva sempre rifiutato di scendere a compromessi coi potenti del
momento. Motivo, questo, per cui fu accusato varie volte di essere un
“comunista”, ma che invece negò più volte d’essere, come fece anche in questo
libro, definendosi al contrario “un vecchio socialista, amico di Nenni”. Per un
giornalista come Biagi, che ha avuto come modelli Orio Vergani, Indro
Montanelli, Curzio Malaparte, Luigi Barzini e Dino Buzzati, non fu facile
accettare di essere escluso dalla tv pubblica. E con questo libro, tre anni
dopo, Biagi diede una prima risposta.