La prima impressione non è sempre la più giusta!!! Mi ero dunque ripromessa di non ricordarmene più, tanto questa
cara Emma mi aveva annoiata al tempo del nostro primo incontro al liceo (sì, si trattava di una lettura obbligata, con una recensione da scrivere e un'analisi della psicologia di Emma
Bovary in alcune righe... Gli studenti erano invitati ad estrapolare in poche settimane e in poche frasi il significato sostanziale dell'opera che Flaubert aveva messo 400 pagine e anni di lavoro- e soprattutto anni di vita- a realizzare. Logico...).
Mi ricordo come se fosse ieri delle serate interminabili passate davanti alla mia scrivania in compagnia di questo libro che non finiva mai! Ma voi avrete certo compreso che il mio riavvicinamento con Emma Bovary ha preso tutt'altra piega. Sin dalle prime pagine e dall'arrivo di Charles a scuola, sono stata letteralmente accecata dalla lucidità e dalla precisione impietose con le quali Flaubert dà
vita davanti ai nostri occhi a quel grosso idiota di Charbovary persino nella descrizione del suo berretto,
uno di quei copricapi di natura composta, in cui si ritrovano elementi del bonnet à poil, del chapska, della bombetta, del berretto di pelliccia di lontra e di quello di cotone, una di queste povere cose, infine, la cui muta bruttezza ha le profondità d'espressione del viso di un imbecille. E la mia attrazione non ha fatto che aumentare all'entrata in scena di questa cara Emma e all'evocazione delle sue letture :
Aveva letto Paul e Virginie e aveva sognato la piccola casa di bambù, il negro Domingo, il cane Fidèle, ma soprattutto la dolce amicizia di un buon fratellino, e poi
Con Walter Scott, più tardi, s'invaghì della storia, sognò forzieri, corpi di guardia e menestrelli. Ella avrebbe voluto vivere in qualche vecchio maniero, come quelle castellane dal lungo corpetto che, sotto il trifoglio delle ogive, passano le loro giornate, il gomito sulla pietra e il mento appoggiato sulla mano, a guardare venire dal fondo della campagna un cavaliere dalla piuma bianca che galoppa su un cavallo nero.
Ho lasciato che venissi trascinata molto presto a condividere le aspettative e le speranze di Emma, mi sono lasciata abbagliare con lei da tutto ciò che brilla e scintilla, con la
morbosa fascinazione di una falena ostinatamente attirata dalla lampada che la ridurrà in cenere ( una morbosa attrazione e una minaccia di cui non avevo voluto saper niente prima, e
forse a ragione...). Emma Bovary come una metafora della tragicità del destino umano,sì, Emma non particolarmente donna ( a mio avviso meno donna) ma così terribilmente umana...
Questa volta sono stata talmente coinvolta da questo libro al punto che una sera ho rischiato di dimenticare la mia cena sui fornelli. Insomma, avrete capito che mi sono regalata, in compagnia di questa cara Emma, il piacere un po' torbido ma quanto delizioso di una crisi acuta di Bovarismo, diritto imprescrittibile del lettore, il diritto di ceder alle tentazioni e alle trappole che forse sarà possibile evitare nella vita vera...Con la speranza o l'illusione di esser un po' più intelligente e più umana al momento di richiudere questo libro...
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