-Blue quasi trasparente-
Che cosa resta dopo lo scandalo,dopo un milione di copie vendute,dopo i pro e i contro urlati
dalle voci autorevoli della letteratura giapponese?che cosa rimane dopo la solita difesa di un autore cresciuto e maturo-era il mio primo libro-.Leggere “Blu
quasi trasparente” è un dovere morale ,perché troppo spesso dimentichiamo o non vogliamo ascoltare la voce di una generazione che forse ha davvero poco da dire,da comunicare ma che solo per il fatto che prova a urlare a squarcia gola il suo diritto di esistere,va ascoltata. Murakami ha scritto questo libro per far vivere chi non è considerato parte degna della rigida società nipponica,quei figli bastardi di una guerra persa sotto l’eco della bomba atomica che continua a farsi sentire nelle canzoni americane che dilagano nelle stanze dei
ragazzi giapponesi.Loro non credono più nella vita tramandata e a buon ragione visto che è stata cancellata il 6 Agosto 1945.
Ci sono delle ombre che camminano quasi invisibili affianco di questi ragazzi,a volte prendono forma in tutta la loro durezza e forza,ed entrano in una camera e con quel loro accento straniero ordinano che cosa si deve fare,altre volte restano nascoste dietro brevi accenni,-deve essere vicino alla base…-sono i soldati americani, i negri che sanno suonare il sax e scopare le ragazze in tutte le posizioni,sono loro che hanno la droga migliore e conoscono il locali più belli della città.
All’ombra di questi giganti si diramano le vite folli degli amici di Ryu che con lo stesso nome dello scrittore ci mostra attraverso i suoi occhi qualcosa che non abbiamo voglia di vedere.
Una ragazzina che vomita l’anima stesa sul pavimento,le braccia bucherellate di un ragazzo che non fa altro che dire-domani mi trovo un lavoro al porto e tutto cambierà- il sesso sfrenato in una stanza piena di cazzi neri che bastonano uomini e donne,il pianto di una ragazza che viene colpita dal suo ragazzo con ripetute ginocchiate sulla pancia.
Il ritmo del libro è segnato dai titoli delle canzoni americane che urlano nelle stanze e nei locali,nei concerti e nelle radio. Murakami è molto abile nel racchiudere il delirio suscitato dalla droga, dalla pazzia,dall’amore attraverso una razionale visione e descrizione cinematografica,che si alterna tra momenti di lucida affermazione del male e sfrenate confessioni di questi figli della guerra,che continuano a morire sotto i colpi dell’assenza.Si annullano, si soffocano,si dimenticano.Dal sesso alla droga,dall’amore alla violenza,dalla musica alle parole,usano tutte le parti della loro vita per non sentire.Neanche la voce di un amico che muore.