Darrell Standing marcisce nella prigione di Folsom, reparto assassini, in attesa della sua condanna a
morte.
Certo, la privazione della libertà, aggravata da un'attesa che conduce soltanto nel vicolo cieco della morte, annichilirebbe chiunque. Darrell Standing, invece, è un
uomo diverso. La solitudine senza fine, le ore che scorrono vane e senza scopo, i miasmi di quelle mura gli rivelano una verità nascosta: la
vita interiore può essere mille volte più ricca e intensa di quella che aveva vissuto da uomo libero, prima di entrare in quelle pareti anguste. Si accorge, cioè, che la capacità d'immaginazione d'un uomo è immensa e incoercibile. Così, Darrell Standing impara, nello squallore di quella vita sempre uguale, ad "assentarsi" dal suo
corpo e lasciare la
mente libera di viaggiare attraverso esistenza precedenti, come lui le definisce. Esse altro non sono che l'aspirazione all' "onnipresenza", cioè alla possibilità di vivere contemporaneamente più esistenze, che è elemento connaturato alla condizione umana. Succede che mentre il suo corpo "muore artificialmente", la mente si perde tra i fantasmi
dell'inconscio e si identifica, di volta in volta, in un marinaio inglese del '600 o uno schiavo al tempo dei Romani che assiste alla morte di Gesù o un nuovo Robinson Crosué. Poi, arriva il mattino dell'esecuzione, ma il condannato è già altrove: la vita è Spirito, e lo Spirito non può morire.
Jack London, con questo romanzo, si svincola definitivamente dall'etichetta di "
scrittore per ragazzi", acquisendo pienamente il titolo di scrittore filosofico, dallo stile semplice ma dai contenuti ricchi di sfumature spirituali e implicazioni psicologiche. Infatti, London, sembra voler rivisitare certe tesi cartesiane che vedono la prova dell'esistenza individuale nella mente e nella sua capacità di pensiero, senza la quale il corpo sarebbe involucro vuoto e intercambiabile.
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