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Vergogna Mediatica: così ti sbatto il mostro in
prima pagina
I
recenti
fatti di cronaca giudiziaria, conosciuti come “Vallettopoli” hanno
riaperto, con la dirompenza di uno tsunami, un dibattito importante e annoso,
fra il diritto di cronaca e il rispetto della persona, due temi che troppo
spesso han finito col collidere fra di essi con il loro carico, spesso, di
sofferenza e di danni immani che l’uno sortisce quando prevarica
sull’altro.
Ci si chiede sempre di più, dunque, se la personalità di un individuo, la sua dignità
la sua integrità, possano essere sacrificate sull’altare della libertà di
stampa o se quest’ultima debba essere regolamentata, soprattutto fondandola sul
criterio secondo il quale l’
informazione debba basarsi sul sacrosanto principio della correttezza e
dell’essenzialità.
Non a
caso, l’ultima
vittima illustre di questo sconfinamento cui è andata
l’informazione in questi giorni, è l’ennesima vittima sacrificale di un sistema
sbagliato che si fonda sulla smania di protagonismo di chi scrive, accompagnata
troppo spesso da interessi commerciali della testata cui fa riferimento il
giornalista e di una maglia troppo larga delle Istituzioni che non si son mai
presi la briga di regolamentare, la divulgazione di eventuali indagini e la presunta innocenza di chi a
vario titolo può esserne coinvolto.
Il
caso Sircana, portavoce del Presidente del Consiglio Romano Prodi, tiene quanto
mai alta l’attenzione sull’argomento, perché, stavolta ci troviamo di fronte ad una persona al centro di uno
scandalo immane e, se fossero suffragate le prove contro i responsabili, anche
vergognoso, come quello di “Vaellettopoli”, senza che a carico di questa
personalità emergesse nulla da ricondurlo all’inchiesta stessa.
Eppure,
oggi, almeno finchè la Legge lo consente, basta un’intercettazione sfuggita di
mano a chi doveva custodirla per estrapolare un nome citato all’interno di un
dialogo, anche se del tutto estraneo ai
fatti, perché la sua effige, accompagnata da nome e cognome, risalti nella
prima pagina del giornale che ha lanciato per primo la
notizia, con tutti i
disastri che un simile comportamento arreca alla vittima designata.
Certo,
in questo e in tanti altri casi, la responsabilità non è solo di chi pubblica
la notizia ma di chi all’interno di un ufficio giudiziario non si adopera a
dovere affinché non trapelino informazioni riservatissime su eventuali
inchieste secretate. Ma non basta, come troppe altre volte accaduto, si grida
allo scandalo per poi mettere tutto a tacere senza che si individuino i veri responsabili
di quello che si potrebbe definire a tutti gli effetti un crimine contro la
persona. Ci vorrebbero sanzioni certe verso chi non ottempera al proprio dovere
e si fa “scappare” la notizia, così come per chi la pubblica senza prove di
colpevolezza del malcapitato di turno.
Tuttavia,
un dubbio, nel bel mezzo di quella che è stata definita da più parti, vera e
propria “gogna mediatica”, laddove le vittime di reati sono diventati sui
giornali protagonisti involontari di una vicenda scabrosa e quanto mai
squallida come quella di Valllettopoli, ci si chiede se stessa veemenza da
parte di tutti gli schieramenti di maggioranza ed opposizione ci sarebbe stata
se ad essere “triturati” ,dai mezzi di informazione, non fosse stato un
illustre politico come Sircana, ma un comune uomo della strada, al punto da
rivolgersi, l’intera classe politica, al ministro della Giustizia Mastella
affinché intervenga, rifacendosi anche alla Direttiva dell’Ue sulla Privacy.
Il
dubbio resta, eccome, visto il perpetrarsi, da sempre, di quotidiani assalti
giornalistici a presunti colpevoli di reati anche gravi, successivamente
dimostratisi estranei ai fatti senza neanche avere la solidarietà di quelle
stesse Istituzioni che oggi rumoreggiano nel tentativo di salvare dalla vergogna
uno di loro e, mai come adesso, tanto compatti da gridare tutti uniti allo
scandalo.Giuliano Marchese
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