L’analisi di Paola Gregory è volta all’individuazione delle nuove coscienze indotte dall’uso di mezzi informatici della nostra era. I mezzi di comunicazione e di riproduzione di progetti e realtà diventano modalità di progettazione e di visione. I cyberspazi impostati tramite realtà
virtuale diventano tangibili ed appartenenti alla comune memoria. Cosa chiede l’uomo al suo
habitat? Come ci poniamo nell’ambito dell’interscambio tra utente e prodotto? Le nuove tecnologie non risultano importanti solo per l’immediato uso, ma si dimostrano portatrici di una nuova logica, un’ottica futuristica. Eliminando il dibattito sul realizzabile o non realizzabile, rimane un universo di immagini ed espressioni sensoriali che prendono corpo ed importanza per il solo fatto di essere state pensate. Attraverso la presa di coscienza di nuovi modi di disegnare lo spazio, come Layering, Scaling, Folding, Warping e Morphing, la studiosa riconosce (o ritrova) l’obiettivo dell’architetto
moderno nell’alleare tecnologie, scienze biologiche ed umane e nel dare una nuova definizione di “artefatto” come elemento in grado di auto-regolarsi e auto-organizzarsi. Il libro si conclude evidenziando il divenire e il movimento come matrici della nuova
architettura. Questo saggio è corredato da esempi di progetti ed immagini eloquenti e seducenti. La scrittura è scorrevole e ricca di citazioni e spunti per l’approfondimento di diversi temi. La
rivoluzione informatica di Paola Gregory propone numerose problematiche e nuove vedute non solo sul fronte architettonico, ma anche in ambito culturale e psicologico. Questa breve lettura, lucida e azzeccata, apre l’orizzonte del lettore verso una nuova dimensione di cui consiglio l’esplorazione a chiunque sappia vedere oltre la superficie delle cose.
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