Paul Auster - Trilogia di New York
Definire queste tre "detective-stories" eccentriche è dire
ancora poco. Auster è il mago delle coincidenze; il caso (anzi: il Caso) nei suoi libri ha sempre una parte fondamentale. I suoi protagonisti si muovono (naturalmente nel dedalo di strade di Manhattan, con qualche puntatina non secondaria a Brooklyn) costruendo castelli di carta che spesso crollano senza spiegazione. Il lettore non può
fare a meno di riflettere sulle stranezze della
vita... Non per niente Auster è stato definito un "giallista filosofico". Con gli anni il suo pessimismo è andato vieppiù crescendo, e tuttavia ognuno dei suoi
romanzi conserva un fascino tale che non si può fare a meno di leggerlo e rileggerlo.
Ma passiamo alla 'Trilogia'.
In una città stravolta e allucinata, in cui ogni cosa si confonde e chiunque può assumere l'identità di un altro, gli antieroi della 'New York Trilogy' conducono ciascuno un'inchiesta misteriosa e dall'esito imprevedibile. Tutto può cominciare con una telefonata nel cuore della notte, come nel caso di Daniel Quinn (Città di vetro), autore di romanzi polizieschi ("letteratura di serie B", nel suo caso) che accetta la sfida che gli si presenta e si cala nei panni di un detective sconosciuto.
Ma può anche capitare che chi debba pedinare si senta a sua volta pedinato (Fantasmi); o, ancora, che ci sia qualcuno che si immedesima a tal punto nella vita di un amico da sposarne la vedova e adottarne il figlio (La stanza chiusa).
Considero questo
libro importante perché fu il debutto ufficiale (e fortunato) di questo scrittore che ci ha regalato capolavori come 'Dr. Vertigo', 'La musica del caso' e 'Moon Palace'. E' anche il libro che consiglio di leggere a chi ancora non conosce Auster.
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