Questo
libro è l’evoluzione di un’inquietudine: inizia proprio con questa esplicita
incomprensibile pulsione del protagonista e la vicenda ne diventa la sua più estrema espressione e metaforizzazione. Conrad sussurra all’orecchio del lettore affine le parole giuste, dipinge con il giusto distacco un tratto della sua biografia, riuscendo ad assolutizzare un insegnamento di
vita che gli è stato donato e che, almeno con me, è
riuscito a diffondere. Potrete vederci tutto e nulla in questa novella, dipenderà da voi.
Per chi, come me, trova nel
mare un incomprensibile fascino ed una tremenda paura allo stesso tempo, è un libro unico. Conrad è stato per larga parte della vita un
marinaio e molta della sua produzione è dedicata o ambientata in contesti che si riferiscono a questa sua esperienza, ma io penso che in quest’opera in particolare sia riuscito a descrivere il rapporto uomo-mare, nei molteplici coinvolgimenti sul piano etico che esso comporta, in modo straordinario. Per quelle che sono le mie conoscenze, riesco a trovare un solo termine di paragone a questo capolavoro, seppur sul versante poetico, che probabilmente ha influenzato lo stesso Conrad: “La ballata del vecchio marinaio”, già, scomodo nientemeno che Coleridge. Credo che questi due scritti brillino alla stessa altezza nel firmamento delle mie passioni letterarie.
“La linea d’ombra” è un racconto che parla della difficoltà di crescere, della difficile mutazione d’indole e di prospettive che si affronta per maturare, di come affrontare il proprio animo quando è lacerato dal nulla, da un richiamo solo a sé stessi comprensibile. La trama è coinvolgente, l’introspezione del protagonista profonda, le vicende misteriose e deliranti. Si legge d’un fiato, in una serata piovosa magari, possibilmente in solitudine.
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