Considerato a torto, da chi non lo ha mai letto, come un classico esempio di “romanzo mattone
dell’ottocento”,
Delitto e Castigo è invece una
vicenda interessante ed avvincente oltre che uno splendido affresco delle miserabili condizioni della Russia di oltre cent’anni fa. L’idea centrale di questa vicenda ruota attorno al protagonista, Raskolnikov, e alle decisioni che egli prenderà nel corso di qualche mese della sua vita. Allontanato dall’università e
costretto a farsi mantenere dalla madre e dalla
sorella che mensilmente gli inviano soldi a Pietroburgo, il protagonista matura l’idea di un omicidio come atto supremo di libertà. Dopo aver attentamente individuato la sua vittima in una vecchia usuraia si ritroverà costretto, a causa delle circostanze, a dover sopprimere anche la mite sorella di questa che l’ha sorpreso durante il delitto. Da quel giorno in avanti, Raskolnikov, sarà succube di quel ricordo delittuoso che gli procurerà una spossatezza perpetua e paranoiche allucinazioni. Perennemente soggiogato dalla paura d’essere scoperto finirà col perdersi nei suoi timori, ma col passare del tempo, accorgendosi dell’impossibilità della polizia nel risalire alla sua
colpevolezza, arriverà persino a sfidare le forze dell’ordine, a provocarle
fino ad instradarle verso di lui. Emblematica, in questa vicenda, è la figura del giudice incaricato di seguire il caso che, pienamente convinto della colpevolezza di Raskolnikov, lo lascerà libero ben certo che sarà lo stesso assassino a consegnarsi. Ed infatti, grazie all’amore di una giovane prostituta, il colpevole comprenderà la natura abominevole della sua azione fino a pretendere egli stesso un’adeguata punizione.
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