Mariam è nata nel 1959 e ha sempre vissuto con sua
madre in una "kolba" (una piccola costruzione in legno), in una radura in mezzo ai salici su una collina un po'' distante dalla città di Herat, dove vive suo
padre, uno degli uomini più ricchi della città. Ma lei suo padre lo vede solo una volta alla settimana, quando lui arriva per la consueta visita. Mariam vive aspettando queste visite, adora letteralmente suo padre, un padre che non può essere suo completamente, perché lui ha 3 mogli e 10 figli legittimi, mentre lei è una figlia illegittima (una "harami", ovvero una bastarda), frutto di una relazione avuta da suo padre con sua madre quando era domestica in
casa sua.
Mariam vorrebbe andare a scuola ma sua madre le dice che per una ragazza come lei sarebbe utile "come lustrare una sputacchiera". C''è solo una cosa che deve imparare: la sopportazione.
Mariam non è mai stata a Herat, che vede da lontano. Ha 15
anni ed è sempre vissuta lì nella kolba, ma il suo più grande desiderio è di poter far parte della famiglia del padre. Un giorno decide di incamminarsi verso Herat. Raggiunge la casa del padre, ma lui fa dire di non essere in casa. Lei passa la notte fuori ad aspettarlo, poi al mattino quando
riesce per un attimo a sfuggire alla presa
dell''autista che vuole riportarla a casa oltrepassa il portone e per qualche attimo vede il luogo dove suo padre vive, ma fa in tempo anche a vedere lui stesso alla finestra: lui è sempre stato lì e non ha voluto riceverla! Quando torna a casa l''aspetta un''altra brutta sorpresa...
A soli 15 anni si ritrova sposata ad uno sconosciuto che abita a Kabul, a chilometri di distanza. E qui comincia a mettere in pratica quello che sua madre le aveva detto a proposito dell''unica cosa che serve imparare a
donne come loro: la sopportazione. .
Laila nasce nel 1978, nella notte della rivoluzione comunista. Suo padre è un insegnante, che è stato costretto a lasciare la sua professione, e quando lei è ancora una bambina di nove anni le dice chiaramente che "il matrimonio può aspettare, la scuola no". Laila ha due fratelli che ha visto quando era piccola e li ricorda poco, sono partiti quando lei aveva 2 anni per la jihad contro i russi. Così quando arriva la notizia che i suoi fratelli sono diventati martiri della jihad, lei non riesce a soffrire più di tanto per questo. Sua madre invece cade in una profonda depressione.
Laila cresce insieme a Tariq, un amico che considera un fratello, un bambino che ha perso una gamba per le mine quando aveva solo 3 anni. A 14 anni si rende conto di essere innamorata di Tariq. E'' il 1992, l''anno dello scioglimento dell''Unione Sovietica, quando i mujahidin, gli eroi della madre di Laila, i compagni di battaglia dei suoi figli, tornano a Kabul vittoriosi. La madre di Laila aspettava questo giorno per smettere di sentirsi in lutto, fino a quando, ben presto, i mujahidin cominciano a scannarsi a vicenda e cominciano a piovere razzi su Kabul. Allora riprende il suo lutto e torna a vivere sotto le coperte.
Tanta gente comincia a lasciare l''Afghanistan per cercare asilo in Pakistan o in Iran. Anche il padre di Laila vorrebbe andarsene ma non riesce a convincere la moglie. Invece parte Tariq con la sua famiglia. L''ultimo giorno che Laila e Tariq si vedono prima che lui parta lui cerca di convincerla a partire insieme a lui, ma lei non vuole lasciare i suoi genitori, nonostante il suo cuore sia spezzato. Quel giorno si salutano abbandonandosi l''uno nelle braccia dell''altra. Poi suo padre riesce a convincere sua madre a partire, e allora la disperazione lascia il posto alla speranza di ritrovare Tariq. Ma la gioia ancora una volta dura poco…
Mariam e Laila si ritrovano a diventare amiche. Non racconto in quali circostanze per non togliere troppo al piacere della lettura. Anzi, diventano più che amiche. Sorlia, considerati i 19 anni di differenza. Si potrebbe anche dire che diventano complici.
Si, perché ben presto anche Laila deve imparare a sopportare.
Intanto la sopportazione ai divieti assurdi imposti con l''arrivo dei talebani. Le donne non possono uscire da sole, o ridere in pubblico, altrimenti saranno bastonate. Non devono dipingere le unghie, altrimenti sarà loro tagliato un dito. Alle donne è proibito studiare e lavorare. E poi a tutti è proibito cantare, danzare, giocare a carte, far volare gli aquiloni, scrivere libri, guardare film. Le televisioni sono bandite.
Le donne sono considerate poco più che oggetti di proprietà dei mariti, non hanno alcun diritto, sono degli esseri disprezzabili. Anche gli ospedali femminili non hanno i mezzi che sono a disposizione degli ospedali maschili, mancano persino gli anestetici.
Il romanzo è una storia inventata ma certamente realistica, anzi sicuramente ci sono state e ci sono tuttora anche storie peggiori. Oltre all''orrore c''è anche tanta tenerezza e amore in questo libro. L''autore ha dimostrato molta sensibilità nei confronti delle donne sofferenti del suo Paese, ha saputo ben raccontare ciò che quelle donne hanno dovuto subire, quasi quanto avrebbe potuto fare una donna stessa.
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