Una ragazza con un cucciolo di leone incontra un saccente quattrocchi in cima alla torre Eifell, in un assolato pomeriggio sul finire dell’ottocento. I tre, in breve, si ritrovano a correre qui e lì per Parigi inseguiti da un gruppo di strampalati italiani a bordo di un’avvenieristica macchina corazzata: così è
iniziato il mito di Nadia.
Quest’
anime fu creato nel 1989 da Ideaki Anno e il suo team della Gainax, il titolo originale è Fughighi no Uni no Nadia, ovvero Nadia del misterioso mare, da noi meglio conosciuto come Il
mistero della
pietra azzurra. Si può guardare a Nadia come ad un esperimento, che piano piano condusse Anno verso quello che sarebbe poi stato il suo più grande e assoluto successo, Evangelion. Infatti molti dei temi trattati in questa serie furono poi ivi ampliati.
Si tratta di un capolavoro d’animazione: i disegni sono molto buoni e totalmente resi a mano, il mecha costruito impeccabilmente senza l’ausilio di computer, rende davvero un piacere osservare il frangersi delle onde sul Nautilus e l’emergere dei sottomarini.
Il sogno di Nadia di ritrovare la sua patria e quello di Jean di costruire una macchina che possa volare lontano, sono solo il principio di una storia intricata fatta di
pietre arcane e lucenti, sentimenti importanti, sommergibili e navi spaziali.
Nel corso della serie si osserva la maturazione psicologica di Jean e Nadia, attraverso un crescendo di avvenimenti che li condurranno verso la risoluzione del mistero legato alla Pietra azzurra e alle origini di Nadia. Un viaggio iniziato per mare, li condurrà ben oltre, verso i segreti della caduta Atlantide e il pericolo di una guerra
terribile, dove la Scienza, tanto cara a Jean, potrebbe rivelarsi l’ultima terribile nemica dell’umanità.
Ma in fondo al loro cuore Nadia e Jean sono solo dei ragazzini e così un passo alla volta coltivano i loro sogni, desiderando di volare sempre più in alto, verso il futuro.
Altri riassunti su Pietre blu, misteri e invenzioni: la nonna di Evangelion.