Nel Vagabondo delle stelle ('The Star Rover', 1915), romanzo “spirituale” di Jack London (Edizioni di Ar; traduzione a cura di Fabrizio Sandrelli), realtà e fantasia si confondono senza posa in una narrazione dinamica, come del resto siamo abituati da questo scrittore. La rappresentazione e la denuncia del violento universo carcerario si alternano, infatti, con
racconti e riflessioni sui rapporti tra spirito e materia, mente e corpo, che evocano, direttamente o indirettamente, i concetti di evoluzione, “memoria atavica” e reincarnazione.
Jack London (vero nome: John Griffith London), scorza dura e animo sensibile, fu allevato da una madre spiritista, da una nutrice nera e da un padre adottivo che passava da un fallimento commerciale all'altro. Fece i lavori più umili prima di decidere di guadagnarsi da vivere scrivendo. Firmò romanzi di vario genere, da quelli avventurosi come Il richiamo della foresta (1903) a Zanna Bianca (1906), a quelli autobiografici, fra i quali In strada (1901), Martin Eden (1909) e John Barleycorn (1913). Si cimentò anche con la fantapolitica ( Il tallone di ferro ) e scrisse numerosi racconti.
Contribuirono alla sua celebrità i suoi reportage: quello, del 1904, sulla guerra russo-giapponese e un altro, forse più clamoroso, dal titolo Il popolo dell'abisso , inchiesta veritiera sulla povertà nell'East End di Londra.
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